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17 settembre 2004

Esco di corsa, è tardissimo, ma faccio in tempo ad agguantare la mia paga che presto brucerò in una maniera o in un’altra. Mi infilo un fiammifero in bocca e apro le sigarette, appena fregate al bar, ovviamente non trovo la minerva e continuo a cercare ma niente e rimango con il fiammifero in bocca pensando a cosa fare per accenderlo e riuscirmi a fumare questa maledetta sigaretta. Intanto salgo in macchina, sono in ritardo, non è tanto ma non è carino e allora vado veloce, dritto, incrocio, sinistra sinistra destra giù semaforo semaforo contromano dritto scalinate e scalinate, marco aspetta da un pò ma non sembra seccato più del solito, penso si sia abituato.

Marco parla di salerno, parla di quanto era bello di quanto ci siamo divertiti e sono d’accordo ma non trovo molto da dire perchè mi sento ripetitivo, già abbiamo lo stesso nome ora diciamo anche le stesse cose a sto punto scopiamo anche e che gusto c’è? Ma sono contento, una telefonata e dopo dure sul treno con birre e salatini verso il suo primo concerto dei tre idoli, il mio… per me è sempre il primo, e poi con marco.

Spingo l’accendi sigari si riscalda e scatta, lo prendo e accendo il fiammifero che accende la sigaretta mentre marco parla ancora ed è piacevole sentire qualcosa un pò allo specchio.

Vola vola macchinina mia, quante volte mi hai portato sempre allo stesso posto e penserai che sono una macchina del cazzo pure io solo che non lo so ma fa finta di nulla e abbi pietà, vola, supera trastevere, lascia stare le macchine in doppiafila taglia i semafori non fermarti mai e non berti tutta la benzina come io non mi ubriacherò stasera, perchè non si può, perchè sono stanco.

Parcheggiato camminato pagato entrato pisciato e pronto per concerto.

Aspettative di rock mike patton, cosa vuol dire? Un uomo che ha tirato fuori i faith no more, cosa voglio? Voglio rock ‘n roll, voglio elettronica, voglio che entra la testa e mi appiattisce il pensiero mi disturba la solita linea dell’encefalogramma, voglio birra, voglio questo sudore, voglio voglio voglio e penso che jack potrebbe essere tra questa folla rumoreggiante in attesa, attesa fatta di bottiglie di vino a 6 euro l’una alla bancarella, di bicchieri di plastica, fumo preso a male da spacciatori intorno al villaggio globale, di cartine sigarette sorsi scroccati, pantaloni troppo larghi, fumo denso, colpi di tosse, urla, risate, scarpe rotte e piedi incazzati.

E comincia il gruppo spalla e sono fisso ipnotizzato bloccato da quello che vorrei,da quello che sogno, dalle mie visioni di persone come me innamorate, che si sa l’amore fa male l’amore ammazza l’amore consuma ma senza musica senza sottofondo senza non si riesce e perdono senso troppe cose o peggio prendono la loro forma reale le cose che non ci piacciono e il rock mi protegge come una nebbia e tutto appare in maniera così squallida, così effimera, grottesca, senza un fine, senza una meta, ma adesso non è così perchè sono qui, qui sotto, e mentre il chitarrista è assente e la faccia immobile, l’uomo che sta agli effetti e ha un mantello rosso che scansa ogni volta che gli cade troppo davanti con gesti nervosi, come se le braccia fossere un unico lungo tendine, quell’uomo gira una mapola lentamente, una base distorta e melodica, lenta pulsa e sento dalle mucose, dalla lingua, dai timpani che scende e invade il corpo, il sangue raggela al suono dell’organo elettrico che ora lo accompagna, ad avere un organo vero qui cadrebbero gli angeli ad ascoltarlo,e la batteria dolce, la bacchette hanno un qualcosa di soffice sulla punta, e niente basso niente voce. Vorrei accennare un movimento della testa vorrei capire se ci sono ancora se ancora riesco a muovermi se un altro uomo può immobilizzarmi così semplicemente, e se è vero che tutta l’umanità può fermarsi ad ascoltare il tempo il suono che scorre e le note che cambiano una ad una senza pensare a domani senza che ci sia un domani senza che vada oltre questa notte e il ciondolare lento dei capelli e delle sopracciglia e della pelle intorno la bocca aspettando che tutto si condensi che si concentri in quest’attimo in questa aria calda respirata da tanti denti quest’aria sporca di fruscii voci vomito birra che scorre ai lati tra le bancarelle che vendono di tutto, tutto tutto chiuso trattenuto dal grande tendone dello spazio boario che adesso sento palpitare, sento battere e pulsare mentre caduta in trance si allontana da roma, si chiude in se stesso ed è un nucleo caldo e sudato, innamorato, distante da guerra dal dolore, nulla è più al di sopra dei proprio limiti di sopportazione, niente più sopra al proprio senso dell’amore e dell’odio, qui tutto è chiaro e splende di luce divina, candida, perchè tutto quello che siamo è qui ed è così dolce, così intenso che si avvicina alla beatitudine massificata di uomini donne radunate sotto l’onirico assolo di una chitarra…

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From → Archivio

One Comment
  1. ienetta permalink

    ricordo…

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