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22 novembre 2004

Ringrazio stefanopz per tenere questo racconto anche nel suo blog www.iraccontideivicini.splinder.com

-Untitled-

Entro e poggio le chiavi della macchina sul comodino laccato di bianco. Accendo le luci, si illuminano le pareti rosa venezia, linde, il pavimento luccica e profuma di lavanda. Il divano di pelle nera, il tavolino di vetro smussato agli angoli, un posacenere pulito al centro.
C’è un silenzio bianco asettico, non ho ancora comprato la Tv. Non pensavo ce ne sarebbe stato mai bisogno. C’è un silenzio forzato senza la tv, e il telefono non squilla.
I cuscini sul divano sono gialli. Le scarpe sono marroni. Il frigorifero è bianco, il lavandino di alluminio, le posate di plastica, quelle per quando viene gente di metallo luccicante, argento dicono, regalo di nozze. Nel silenzio tutto prende una sua forma eterna, anche un fazzoletto sporco di mocciolo.
E’ tutto immobile, morto.
Mica mi sono sposato alla fine.

 

E’ appena una settimana che sono qui, avrei preferito rimanere nel mio monolocale, peccato l’ho venduto.
Mancano ancora un sacco di cose che avrebbe dovuto aggiungere lei. Le tende, le voleva gialle pure quelle, forse viola. Le lenzuola e poi c’è tutta la gadgettistica da bagno, non certo le mie saponette fregate in hotel.
Poi ci sarebbe da mettere il tappetino davanti la porta, le presine per le pentole, piatti e bicchieri di legno forse, non lo so.
Probabile che avrei aggiunto qualcosa pure io, qualche stampa antica, ma lei mi avrebbe risposto con qualche pianta grassa, allora avrei aggiunto un pezzo di legno trovato al mare, messo su un tavolo e avrei ammesso la mia incompetenza.
Forse per questo è semplicemente sparita due settimane prima del matrimonio. Perché sa che avrei messo un pezzo di legno sul tavolo.
Le sue poche amiche che conosco mi hanno detto che non sanno nulla.
Mai vista una reticenza così sfacciata, sotto il mio sguardo vitreo da pesce lesso.
Per pochi attimi ho stretto nelle mani qualcosa che pensavo un tagliacarte e volevo saltare addosso a Francesca e sgozzarla, la sua vicina di casa, che continuava a ripetermi seccata di non sapere nulla, di non saper nulla, di non sapere nulla, di non sapere nulla, di non sapere nulla…
Quando mi girai per andarmene stringevo un accendino in tasca, nessun tagliacarte. Ma avrei voluto.

Niente di niente. Nessuno mi dice nulla.
In effetti due settimane sono poche, sapendo anche che tipo è Linda. Magari scherza, magari ha solo bisogno di un po’ d’aria. E già successo, dopo qualche giorno mi aveva chiamato da una cabina telefonica a 300 chilometri da casa, per farsi venire a prendere, dicendo che non sapeva nemmeno come fosse arrivata lì. Io ridevo.
Ma due settimane non sono un gioco. Anzi a contare bene sono 19 giorni, quasi 3 settimane.
Tutto comincia a risultarmi insopportabile. Primo di tutto il mio lavoro.
Lettere di lamentela, lettere con richieste, lettere arrabbiate, lettere supplicanti, lettere con bestemmie.
Ufficio reclami Enel Spa, benvenuti alla sintesi umana in forma epistolare.
Contratto a tempo indeterminato.
Sono salvo, sono fregato.

Eppure ero felice appena assunto.
Poi è arrivata Giulia, ancora meglio, era perfetto.
Si scopava da dio.
Una lettera piena di bestemmie .E’ stata tagliata la corrente a un civico sbagliato. A volte si pagano gli errori degli altri, roba da cani.
Ti viene voglia di prendere in mano un fucile e sparare ai passanti. Sono cose che succedono tutti i giorni.
Ma Linda dov’è? Dove merda stai? Linda, mi serve da mettere il tappetino e quelle stronze presine.

La spiaggia, la sabbia bianca e nessuno.
Me lo ricordo bene, nessuno, eravamo solo io e lei.

E’ una brutta cosa, non ricordo più niente prima dall’ultima volta che l’ho vista. Consumato ogni attimo, ogni istante.
Sono sempre meno, un puntino nero in un foglio bianco. Come una stupida bottiglia vuota lanciata nel mare.
E’ non era più amore, era simbiosi, non era convivenza, era sopravvivere, era condizione necessaria.
Mi manca la sua lingua, morbida e calda.
E questo divano è troppo morbido. Quanto costa questo divano non me lo voglio nemmeno chiedere, tanto non l’ho pagato io.

Piscio troppo scuro, devo farmi controllare. Potrei vendere il divano e farmi una vacanza.
Un fine settimana. Una settimana anzi.
Al mare ci posso torno anche solo.

“Pronto Andrea?”

“Giacomo?”

“Sì sono io”

“Che hai?”

“Lo so che te l’ho già chiesto tante volte, ma hai notizie di Linda?”

“Linda?”

“Si Linda, sai la ragazza con cui mi dovevo sposare?”

“Giacomo…”

“Giacomo cosa cazzo?”

“Giacomo ti senti bene? “

“Ma che c’entra?”

“Non ti innervosire, stai calmo. Non mi pare che sei lucido, aspetta che vengo da te…”

“Io nervoso? Mi vuoi rispondere cazzo? Dov’è Linda?”

“Giacomo per favore mantieni la calma ora vengo.”

“Calma?”

“Giacomo stai calmo! Giulia cazzo non c’è più! Sono due mesi che se n’è andata basta cazzo!”

Attacco e sbatto il telefono a terra. Speravo Giacomo mi dicesse qualcosa. Che almeno lui si interessasse a me. E invece no. E invece salta fuori che adesso sono due mesi che lei non c’è.
Non ho neanche un fottuto calendario per controllare. Sono passati due mesi?
Mi siedo sul divano. E’ troppo morbido davvero. Lo devo vendere, devo partire, o almeno comprarmi una pistola. Un fucile. Qualcosa.
Prendo le macchina della macchina, sono esattamente dove le avevo lasciate. Qui è tutto perfetto, ho perso il tempo ma cazzo almeno le cose le ritrovo subito.

[E’ impazzito. Non mi sarei dovuto fidare, lo avrei dovuto costringere a stare a casa da me. Va fuori di testa cazzo, va a finire che si ammazza.
Guarda cazzo Linda che ha combinato. Quella stronzetta. Mollare tutto così senza dire nulla.
Queste cose non dovrebbero accadere.]

Prima di arrivare mi sarò fermato a pisciare 3-4 volte. Faccio un piscio bruno che mi spaventa. Sembra succo di mirtillo.
Il mare è increspato, la sabbia scura perché ha da poco piovuto, infatti è ancora nuvoloso, è tanto umido. L’aria è immobile. L’aria mi aspettava lo so.
Qui ho fatto l’amore con lei. Sento ancora il suo odore. Proprio qui, me lo ricordo.
Qui eravamo stesi tutti e due, a far finta di guardare le stelle. E abbiamo fatto l’amore.
Mi siedo e stringo un pugno di sabbia.

Lo capisco ora, sono collassato due mesi fa, su questa spiaggia, facendo l’amore sotto le stelle.
Il mio cervello è collassato, non sono stato attento. Ho perso la testa, ho perso il cuore.
Sono diventato pazzo.
Comincio a scavare.
Non riesco più ad andare avanti, le dita mi bruciano ed esce sangue dalle unghie spezzate. I granelli di sabbia mi grattano la carne.
Torno in macchina, mi ricordo di avere una pala di quelle da vigile del fuoco.
E riprendo ad andare giù fino a quando non sento i crampi allo stomaco. Si è alzato un odore nauseabondo.
Lo capisco ora, sono collassato due mesi fa, su questa spiaggia, facendo l’amore sotto le stelle.
Il mio cervello è collassato, non sono stato attento. Ho perso la testa, ho perso il cuore.
Sono diventato pazzo.
Lei me lo ha chiesto. Lei mi ha voluto pazzo.
Mi fermo e mi inginocchio, sento il cuore che mi viene meno.
La sua mano. La sua mano nera e decomposta.
Non ci contavo più Linda, davvero, non ci credevo più di rivedere le tue splendide manine.
Le tue dolci mani su di me, le ricordo.
Lo capisco ora, sono collassato due mesi fa, su questa spiaggia, facendo l’amore sotto le stelle.
Il mio cervello è collassato, non sono stato attento. Ho perso la testa, ho perso il cuore.
Sono diventato pazzo.
Come ti ho amato Linda, per te avrei ucciso, per noi avrei fatto qualunque cosa.

Sento una mano che mi si posa sulla spalla. Andrea mi guarda con uno gli occhi sbarrati

“Cosa stai facendo?”

“Cosa vuoi?”

“Che cazzo hai fatto?”

Rimango in silenzio. Lui si siede e guarda la mano di Linda. Forse anche lui l’amava. Ma lei è sempre stata solo mia.
Poi si alza, si sposta di qualche metro e vomita. Così qualche minuto.
Mi stendo vicino a Linda.
Sento il cuore che mi sta per scoppiare. Sento il vomito alla gola.
L’aria mi stava aspettando. C’è un gran silenzio. Da questo capisco che l’aria aspettava il mio ritorno.
Non ci credevo più nemmeno io ormai. Ma ora sono qui.
Sento il cuore che crepita, che si apre come un melograno lasciando cadere le ultime gocce di sangue.
Andrea comincia a tirar giù la sabbia.

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14 commenti
  1. revel permalink

    Non so che dire, l’idea del pazzo la rende bene ed è fluido. Mi piace.

  2. anonimo permalink

    cazzo volso…un bel groppo in gola….

    ora guarderò il melograno con occhi un pò diversi….bello…

  3. volso permalink

    grazie siete tutti e due troppo gentili…eppure io sono ancora dubbioso…

  4. Efils.J permalink

    io questo racconto me lo ricordo.

    oh si si, me lo ricordo.

    forse tra i tempo passati del circoletto bo

    ma io me lo ricordo

    mmmm…. bo :)

  5. volso permalink

    si brava. Ma è stato pesantemente rivisto. Molto pesantemente!

  6. Nessuno75 permalink

    Cosa ti perplime?

  7. Efils.J permalink

    questo sembra molto più scorrevole infatti.

    sempre che mi ricordi bene….. hehehehe

    buuuurp!! :P

  8. PePPyVii permalink

    bè…mai detto d’essereBUONA ;PP

  9. Danda permalink

    un bacio di passaggio…

  10. volso permalink

    nessuno non ho capito…perplime?
    efils si lo penso anche io
    peppy e che ne so io ci spero sempre nella gente buona eheh…
    danda ricambio

  11. Nessuno75 permalink

    ehehe… intendevo: cosa ti rende perplesso riguardo a questo racconto?
    A me non sembra male…
    …forse l’ultima frase tropppo…. boh, non so…
    ehehe!

  12. volso permalink

    beh non lo so. Mi sembra un pò patetico.
    Comunque prima lo era molto di più, ho tagliato un sacco di parti.
    Magari più in là se mi prende lo miglioro ancora. O anche no, tanto più di tanto.

  13. PePPyVii permalink

    eh…..t’hoDELUSO?
    mahPAZZOchinnciSPERA..

  14. volso permalink

    hai ragione.

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