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3 dicembre 2005

Post Office Charles, Bukowski (Tea )

 

Pensare, com’è solito, che Henry (o Hank, personaggio del libro, che è lo stesso Bukowski) sia il prototipo del maschilista riduce di troppo un personaggio che invece rappresenta qualcosa di molto più. In questo stupendo romanzo, scritta in maniera eccezionale, uno stile che ha qualcosa di Hemingway (ma molto più moderno e coinvolgente) e di Fante, racconta le vicissitudini di un uomo che tutto quello che voleva era vivere lavorando il meno possibile, senza rompere le balle a nessuno, bevendo e anche scopando, magari. Ma da qui a dire che Bukowski è un maschilista ce ne vuole troppo. Le donne che incontra in Post Office alla fine, puntualmente, non fanno altro che annientare Hank, rendendo la sua vita cupa e triste. L’alcool e l’odioso lavoro alle poste fanno da sfondo, le corse ai cavalli sono diversivi e le sbronze sono solo un diversivo. Probabilmente pochi hanno colto la dolcezza di questo personaggio che ha delle sfaccettature di grande umanità, che si punta il coltello nella carne e non va oltre perchè pensa alla propria figlia, che magari gli servirà un padre che la porta allo zoo. Tutti avranno riso pensando alle descrizione della sua moglie ninfomane, alle scopate, a lui che fa il postino, ma poi? Non è solo questo. Bukowski, anche se parla solo di se, racconta di come realmente si vive in america, della condizione degli sfruttati, di gente che cambia 20-30 volte lavoro e arriva a 50 anni senza una pensione e ha solo la forza di licensiarsi e non ha nemmeno voglia di mandare a fanculo chi lo ha tenuto in gabbia per 12 anni. Ci scherza su e dice che vuole fare carriera come cacciatore. Non si parla di sogni americani, e nemmeno di guerra nonostante fosse il periodo delle contestazioni e la stessa moglie Fay da cui ha una bimba è una contestatrice Hippy, non si parla di quello che ci si può immaginare da una storia americana, o da un pippone esistenziale all’europea, è la storia cruda di un uomo che cerca di cavarsela e di tirare avanti, di vivere alla meglio e sentirsi libero dalla schiavitù del lavoro e delle regole fatte dagli altri.

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