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11 giugno 2006
6 giugno

Una persona ragionevole potrebbe dirmi che me la sono cercata. Da anni sembra che pianifico le mie cadute, che volta per volta ne invento una nuova per farmi del male o far del male.
No, non è vero. Io non ho mai premeditato nulla di tutto questo, non sono ne masochista ne sadico.
Una persona ragionevole però obietterebbe che fumare, bere, lasciarsi coinvolgere dall’insonnia (o da giornate passate a letto a dormire, magari trenta o quaranta ore) non è il modo migliore per affrontare le cose. Che di fatto il mio comportamento non può che portare le cose a finir male. E’ probabile.
Ma una persona ragionevole non può obiettarmi che tutto questo non è peggio che andare a mangiare da mcdonald, oppure sposarsi, oppure lavorare. Nonostante siano cose normali. Normalmente fuori dal mondo.
Oggi poi mi sono ritirato dallo scritto di tedesco. L’unico esame a cui in fin dei conti davo un valore. Una sfida, persa forse in partenza a causa di una miriade di problemi personali, quelle giustificazioni che nessuno mai comprende e che neanche io comprendo quando capita agli altri. Anzi, in realtà lo posso ammettere, sono veramente un debole.
Ma non è tanto questo che mi ha preoccupato, figuriamoci, i motivi del risultato o il risultato stesso, ma il mio stato mentale durante l’esame. All’inizio nervoso, poi afflitto, poi di nuovo nervoso, poi mi sono alzato, come se ero predestinato ad abbandonare l’aula proprio in quel momento, come se fosse già successo e quella era solo una replica per gli affezionati. E che ci crediate o meno quando ho restituito la matita e penna a chi me l’aveva prestata, il vocabolario a un compagno di corso, visto che mi ero presentato con lo zaino pieno di libri che non c’entravano niente, ho avuto la sensazione che tutti ci siano rimasti male, più di me. Qualcuno ha sussurato "no dai…". La professoressa addirittura pensava avessi già finito, poverina. Poi mi ha chiesto "Perchè?". E io a bassa voce, con un sorriso falsissimo, "Non ci riesco, non capisco nemmeno la metà degli esercizi, non so che farci". E lei "Ma…" e io di nuovo "Beh, tornerò a settembre, non fa nulla". Mi è sembrato di doverla consolare. Mi ha lasciato la copia del compito da fare a casa. E’ ancora nella mia tasca, nel pantalone che non cambio da credo una decina di giorni. Esco di casa da quasi dieci giorni sempre con lo stesso pantalone, me ne sono accorto stamattina.
C’è un parallelo. Esame di geometria a ingegneria. Era tipo la sesta volta che lo facevo, sempre piuttosto preparato, ma poi ogni volta dopo nemmeno trenta minuti mi alzavo e la facevo finita con quell’agonia. Il teorema fantasma non lo sopportavo.
Il professore non capiva ma non chiedeva spiegazioni (la differenza tra ingegneria e lettere), però mi stringeva sempre la mano, ormai ci conoscevamo e c’era una specie di reciproca stima. Lui mi trovava stacanovista, dopotutto era normale amministrazione fare 6 volte geometria. Intanto però non ce la facevo. Ma almeno mi cambiavo i pantaloni più spesso. Questa volta ce la potevo fare, in fin dei conti. Soluzione creativa dell’esame, scopiazzando, spremendo quelle poche conoscenze inutili.
Tornando a casa ha cominciato a salirmi un’inquietitudine tutta occidentale. Il futuro. Ma è solo un’inquietitudine, non riesco a legarci mai nessun pensiero reale. Non mi interessa, lo taglio fuori perchè il futuro è solo un’evenienza.
Sono solo davvero stanco. Ma davvero molto. E allora penso dormirò un paio di giorni o non lo so. Fino a quando riuscirò a riprendere a far finta anche se ho la sensazione, molto ben delineata, che è sempre più difficile farlo. Ma è questione che rimando a dopo l’estate, ancora un volta.

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7 commenti
  1. revel permalink

    Venerdì avevo un esame di una materia chiamata Controllo statistico della qualità. Una materia inutile, senza alcun senso, che non (mi) porta da nessuna parte. Ma io ci sono andato pensando positivo (è la moda del periodo): avrei copiato, fatto bene il mio lavoro e consegnato un buon compito. Invece mi siedo lì e non capisco nemmeno un quarto delle cose che ci sono scritte su. Dopo circa mezz’ora mi rendo conto di avere tutte le risposte in tasca, cerco di tirarle fuori ma il prof gira tra i banchi ogni cinque secondi e che cazzo…quelle fotocopie sono troppo rimpicciolite, non si legge nulla! Dopo un’ora sono tutto sudato, distrutto, esasperato. Consegno il compito in bianco, su ci ho scritto solo “non correggere” ma avrei voluto scrivere qualcosa di più originale del tipo “che cazzo mi frega di non sapere calcolare la probabilità che un motore sia migliore di un altro ecc?!”. Consegno e il prof mi fa: -ma che è?-, io gli rispondo: -prof non arrivo nemmeno a sedici-.
    Lui mi sorride, io gli sorrido.

    Esco massacrato da quell’aula e penso, penso, penso al senso di tutto questo e al mio futuro. Io che non volevo nulla di tutto questo. Io che voglio cosa? Penso che sono stanco e non voglio pensarci prima della fine dell’estate.

    Di sera mi sono messo a scrivere un post e toh, mi sono sentito alla grande: scaricato&assonnato. Non dormivo da giorni perchè la notte anch’io non riesco ad addormentarmi, non prima delle due o delle tre. Venerdi mi sono addormentato alle 23 e non ho sognato nulla. Una notte piatta, una notte normale.

    Sul Cioè di questo mese:
    “Dottore, è un problema generazionale? Siamo tutti dei coglioni senza una meta? Dove stiamo andando e cosa vogliamo? Cosa faremo? E un’altra cosa: c’è la possibilità che io che sono un maschio rimanga incinta? No perchè in questo periodo detesto le pance gravide di tutta questa gente. (E.C. da CT)”

    Ci saranno notti lunghe da affrontare.

  2. revel permalink

    che commentone eheheh

  3. anonimo permalink

    Sarà,ma io in questo post ci vedo del potenziale.

  4. bluvetrosmerigliato permalink

    perche far finta?costa molta piu fatica …

  5. lucanjo permalink

    Ha da passà a nuttata.
    Il futuro serve, inizia a fare cose che ti fanno piacere e grazie per l’invito a fine post
    :-)

  6. volso permalink

    uhm…potenziale inattivo forse…

  7. Pirapso permalink

    no no il giorno di dolore che uno ha c’entra eccome, comunque bel post, io sono sempre contento quando i prof rispondono in maniera gentile a delle mie mail.
    Saluti capitolino

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