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8 luglio 2006

E se Lenz ha avuto soddisfazione almeno ora ride

 

 

Prendiamo il mondo della professoressa Jervok.

Un’ossuta rappresentante del genere umano, alta poco meno di 1.80, biondastra, scarna, dall’espressione vagamente altezzosa e un tono della voce acidulo, distaccato.

Un’esemplare degno della categoria “professori universitari”, simile alla classe “bidelli”. Mancanza di un’inclinazione dialettale. Al massimo influenze d’accento di tipo prestigioso dovuto alla conoscenza del russo, del polacco, del bulgaro o di qualche altra lingua dell’est europeo ortodosso.

Potremmo ora parlare degli ortodossi e secondo un nuovo modello interpretativo in voga affermare verità storiche che fino a poco fa erano pregiudizi storici (prendi “Lo scontro delle civiltà”, Huntington, Garzanti editore). Ma evito per non dilungarmi troppo e soprattutto perchè probabilmente ho capito male alcuni capitoli. O almeno così sicuramente verrà giustificata la mia prossima bocciatura all’esame di storia contemporanea.

Prendiamo l’esistenza della prof. Jerkov e poniamola su un segmento ai cui estremi ci sono due parole: “Epico” ed “Umano”.

Diventare Epica. La massima ambizione per un personaggio letterario. La massima ambizione di ogni uomo e forse anche di ogni donna, chissà.

Disgregarsi, lasciare di se un’identità rarefatta, impercettibile, trasfigurarsi nella perfetta rappresentazione di un’ideale estetico e morale.

Achille non è più Achille, Achille è l’amore fraterno e di culo per Patroclo.

Achille non è più Achille, Achille è la vendetta.

Achille non è più Achille, Achille è il suo tallone.

Achille è la morte tragica, inevitabile ed è l’esempio assoluto.

Prendiamo la professoressa Jerkov e lanciamola nella guerra di Troia.

Lasciamo perdere…

La professoressa Jerkov davanti una cattedra che chiacchera di Dostoevskij, Turgenev.

La professoressa Jerkov distaccata, in atteggiamento ostile, indifferente di fronte uno studente.

Dall’altra parte del segmento, opposto ad Achille, mettiamo Ulisse.

Il magnifico e dolce Ulisse. Il povero Ulisse che non voleva partire per la guerra perchè sapeva che sarebbe stata una perdita di tempo. Lui non sarebbe mai diventato Epica. Troppo preso dalla conoscenza.

Mettiamo che la professoressa ci crede veramente che allora un suo corso, noiosissimo, serva a qualcosa. A passare lo stretto di gibilterra, a meritarci l’inferno dantesco.

Lasciamo perdere…

Sul segmento tra Epico e Umano mettiamo una laurea triennale.

Nel centro perfetto, equilibrato, inutile.

Prendiamo il corpo della professoressa Jerkov.

L’ultima cosa che verrebbe da pensare di un corpo del genere è che possa arrossire.

Un corpo grigio e frigido, che parla di letteratura russa e si sa il russo ha preso in prestito molti vocaboli dal bulgaro e non li ha restituiti.

E quando la professoressa Jerkov guarda in maniera indispettita lo sfortunato che gli ha posto una domanda sciocca allora sarebbe bello sperare che in lei viva Dostoevskij, che lei più ama l’umanità e più odia ogni individuo che ne fa parte.

Prendiamo la professoressa Jerkov e il suo passo deciso, quasi militare, leggermente ammorbidito, ma non abbastanza da apparire neutro.

Il Principe Miskyn e il suo antagonista Raniskolov. Come si chiamano? Non me lo ricordo.

Eppure a distanza direi che sono proprio due essere Umani. E se li sintetizzi ne viene fuori l’Epico. Non un personaggio Epico, ma esce fuori proprio Epico.

Sul segmento Epico-Umano troverò un giorno il posto per l’alfabeto cirillico.

Una ciotola di olive salate, birra fresca di frumento, Jacob Abs è impalpabile.

Morirà senza risolvere se stesso. Se lo avesse fatto poi? Sarebbe caduto il muro? E Gesine? Dolce Gesine che fine triste farai mai, tra le braccia di un altro comune Umano.

Prendiamo la professoressa Jerkov e la sua vita. Sarà stata giovane davvero, una volta. Forse ortodossa o semplicemente, come ormai facilmente ci si autodefinisce, cristiana.

Vicino alla laurea triennale, tra Epico ed Umano, mettiamo il battesimo. Iniziazione al costo di un paio di gocce d’acqua.

E morirà di insolazione, sui binari della stazione tiburtina.

Destino scritto per gioco sulla prima pagina delle dispense di un’esame di geometria.

Prove di Epica, iniziazione al costo di poche gocce di inchiostro.

Remake di Epica, Cassady lo sa. Kerouac muore triste e ritira tutto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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7 commenti
  1. anonimo permalink

    ma allora la professoressa Jerkov è l’unico essere mitologico con il corpo da uomo e la testa di cazzo…

    sesa

  2. anonimo permalink

    ehm…me sa che ho visto troppe volte Santa Maradona…

    mi scusi badrone…:p

  3. VincentSpina permalink

    è rilasso leggerti,
    sempre.

    *V

  4. Misiu permalink

    quando parti per ct?

  5. anonimo permalink

    ma il post sul mondiale????
    sul fatto che mi hai buttato d peso nel lago?
    e che sei piu’ lento di me nella corsa?

    bender

  6. volso permalink

    ero appesantito dall’acqua e tu correvi di più perchè eri spaventato. Figuriamoci se davvero sono più lento di te…

  7. bender1979 permalink

    io correvo di piu’ perche mi era sembrato di vedere a terra i 5 euro che mi devi…vestiti inclusi…

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