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23 gennaio 2007

La sincera morte del signor moscovitch

seconda parte

Una 127 scassata, verde scuro, sparata corre su una strada fuori mano. Tra campi perfettamente allineati e coltivati come in un quadro di Van Gogh. D’estate, con un caldo afoso e violento. Non può mancare la sigaretta spiegazzata tra le labbra. La radio che parla di qualcosa, il notiziario, una bottiglia d’acqua o di coca cola sul sedile del passeggero. Le bottiglie mi sopportano, a differenza delle persone, non mi rimproverano mai nulla.

Tante cicale, tanti grilli, un po’ di tordi che volano nei campi. Non manca neanche la cornacchia, un esemplare spaventosamente grande si spulcia sotto l’ala mentre si tiene su un palo di legno della linea telefonica.

Una 127 scassata, rumorosa, lanciata senza freni su una strada di campagna in una torrida giornata estiva. Poi una quercia secolare, bella e ombrosa, aggrappata alla terra in un abbraccio carnale e indissolubile. Poi una quercia secolare che sembra lì ad aspettare da sempre, poi una quercia secolare dove schiantarsi. Un impatto pulito, diretto, senza sottotitoli. Un impatto sincero.

Morte sul colpo.

Se dovessi sognare la mia morte, ecco, la sognerei così. I girasoli mi sono sempre piaciuti, il grano mi è sempre piaciuto, le pannocchie anche. La campagna in estate mi è sempre piaciuta. Il giallo è un colore dolcissimo, affettuoso, materno. Il giallo e la terra.

Le cicale mi hanno sempre fatto compagnia. La macchina verde, ovvio.

Ma perché? Perché metterla così? Una grattata di palle. Ma ogni volta che penso alla morte penso alla campagna e quando penso alla campagna penso all’estate e quando penso all’estate, in fin dei conti, penso che sarebbe carino fare l’amore su un prato. Non credi? Non mettiamoci di mezzo Freud.

Perché, Marco, pensi alla morte? Ti piacerebbe rispondere, ma prima ancora forse dovresti giustificarti. Perché ti fai le domande da solo? Fottiti.

Dimostrazione sintomatica, deprecabile, ma inevitabile in mancanza di poesia a supporto.

-Amico, conoscente circa, potrebbe essere un amico. Non tanto diverso da un te chiunque. Intorno i 17 anni.

Amico in piedi appoggiato con le spalle a una porta di legno di una casettina (camera per due con divano più bagno con doccia non sopra il water) in un villaggio turistico ad Aguas Clara, o qualcosa del genere, primo giorno di vacanza in terra cubana.

Amico, conoscente, da circa 12 ore tra aereo e pullman, appoggiato alla porta, con donna (donna, ragazza, di circa 22-23 anni, o forse 30, ma già vecchia: fianchi che hanno ceduto, peluria troppo scura in faccia, molto sgradevole ma non rivoltante, per sua insita dignità umana, forse inesatto vecchia, meglio dire usata) donna a sua volta appoggiata. Con la bocca sul suo uccello, a succhiare.

Costo prestazione 5 dollari americani, più mancia. Importo mancia sconosciuto, non svelato, nascosto come se fosse il prezzo della dignità. Cosa avrei dato per sapere quanto era stata la mancia.

La morte, dice Marco, non è il peggio che può capitarti quando sei in vita. E neanche quando sei morto, ovviamente.

Soprattutto se:

Una 127 scassata, verde scuro, sparata corre su una strada fuori mano, sterrata. La macchina che ho pianto quando l’abbiamo cambiata, quando ero bambino.

Correre senza freni su campi perfettamente allineati e coltivati come in un quadro di Van Gogh. D’estate, con un caldo afoso e violento, con la sigaretta spiegazzata tra le labbra. La radio parla, c’è il notiziario, una bottiglia d’acqua o di coca cola sul sedile del passeggero. Le bottiglie sono più sopportabili di una persona. Per sua insita natura umana.

Tante cicale. Cicale che urlano forte come non mai.

Una 127 scassata, rumorosa, lanciata senza freni su una strada di campagna in una torrida giornata estiva. Poi una quercia secolare, bella e ombrosa, aggrappata alla terra in un abbraccio carnale e indissolubile. Poi una quercia secolare che sembra lì ad aspettare da sempre, poi una quercia secolare dove schiantarsi. Un impatto pulito, diretto, senza sottotitoli. Un impatto sincero.

Morte sul colpo. Una morte gialla.

Perché la vita è un cadavere abbandonato in mare. Sforzati di vivere ed ascolta gli scogli che ti spezzano le ossa nella carne decomposta. Ascolta il dolore perché stai vivendo.

Guarda bene il fondo, non puoi fare nulla di meglio, guarda il fondo e desidera solo quello perchè il cielo alle tue spalle non puoi permettertelo. Anche se è sempre più blu.

E le senti le voci di chi ti sta intorno? Piccoli pesciolini che ti mordicchiano la dita, il pisello, il petto, per strapparti pezzettini di pelle e carne con i loro dentini, con le loro considerazioni.

Perché vivere non è cavalcare l’onda. Non è sopravvivere, non è nuotare, non è la paura.

Perché vivere è lasciarsi schiacciare, lasciarsi cannibalizzare, lasciarsi mordere e impassibili guardare il fondo.

Perché vivere è assaporare con i denti gli scogli.

Una 127 scassata, ridacchiando, senza ascoltare che tanto lo so è vero, è stupido, è puerile, è troppo facile, è odioso, è un insulto, è indifferente. Senza ascoltare le accuse di autocompiacimento. Perché mi ci pulisco il culo come farei con delle lezioni di grammatica italiana, di analisi, di architettura, di letteratura.
Dopotutto non ti puliresti il culo anche tu con una banconota da 500 euro? Volendo.
Perché ogni cosa ha il suo prezzo e ogni cosa può far da carta igienica. Ma forse ho sbagliato esempio.

Perché si è già ascoltato abbastanza. Il mare ha parlato. I pesci hanno mangiato. Gli scogli hanno vinto.

La sconfitta rimane la tua beata vendetta.

 

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7 commenti
  1. anonimo permalink

    ..leggerti è sempre così tremendamente e dannatamente piacevole..besos-vale

  2. Efils.J permalink

    uao. a volte vorrei esser capace anch’io di scrivere simil commenti.

    insomma è difficile, un pò come il dialogo tra calipso e odisseo di pavese. non per paragonare, scioè volevo dì che nu te devi sentì paragggonato ecco. scioè per me pavese è pavese. io a pavese lo amo così tremendamente e dannatamente che insomma. un pò come pasolini no?

    però la difficoltà è difficile comunque.

    gomungue (e due) me piace assaie sturmundrunk. perchè se nello sturmundrung dovevi metterti il mantello nero e fare il dandi, con lo sturmundrunk almeno puoi metterti la felpa verde e fare il punk.

    rochennrroooooooooooollll!!

    *_*

  3. anonimo permalink

    ahaha l’hai cambiato l’hai cambiato!!!nn ci pozzo credere!!!

    sesa

  4. volso permalink

    vale, ti ringrazio molto.

    efils, questa volta non ho capito nulla. Ma proprio nulla. Sono stato travolto dal tuo conciettume…e posso dire solo una cosa…Elvis è con te!

    sesa, ho cambiato ma non come dicevi tu e non perchè me l’hai detto tu. In realtà c’era un errore di logica, ma di queste cose non ti accorgi…sei solo una macchina grammaticale…bla bla bla!

  5. anonimo permalink

    ma smettila, ragazzino spocchioso (ghghghgh)!!!

    ma soprattutto, ti prego rispondi a questa domanda che mi strugge: ti sei fatto i boccoli???

    sesa

  6. ninna_r permalink

    … … …

    Da leggere come “senza parole”…
    Sempre in senso buono…

  7. volso permalink

    ninna grazie.

    tu sesa m’hai proprio rotto i coggglioni! Sei un elemento poco serio e di disturbo per questo blog da meditazione. Ora levo i commenti anonimi così vediamo come fai!

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