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30 gennaio 2007

La sincera morte del signor moscovitch

 

Terza parte

 

C’è una costante umana che mi solletica il palato. Lo sai bene, amico mio, che sto per partire come al solito verso luoghi desolati della mente.

Ma questa costante umana è una cosa di cui vorrei parlare in maniera approfondita.

La dignità. Parliamo della dignità. Come raccontavo, non molto tempo fa, non so cosa avrei dato per sapere quanto si da di mancia a una puttana.

Un esempio molto poco galantuomo è Fante alle prese con l’arrosto freddo.

Ma già siamo nel campo delle citazioni, e allora amico mio, non voglio compiacerti solo perché magari abbiamo letto qualche libro in comune.

Io, in realtà, amico mio, volevo arrivare subito al punto. Passando per la dignità, quella mancia per le puttane che è la dignità (è un gioco sporco, questo delle parole, perché sono state inventate quando si andava a caccia, quando si scopava a secco e quando il mare non faceva schiuma di shampoo e tra le dita dei piedi non ti ritrovavi siringhe e mozziconi di sigarette).

Perché la dignità, se duemila anni fa voleva dire qualcosa ora sono secondo me sono giusto circa 2 dollari americani. Quando sei un gran d’uomo.

Guarda il matrimonio, 50 anni fa era sacro eterno, indissolubile. Ora beh…ora…

Io non sto qui a criticare, a me va bene, non m’importa (se non per spirito di discussione, faccio finta di essere conservatore, ma lo sai che in fondo io mi tiro una sega e vado a letto contento).

Ma se un’ideale si sbriciola in 50 anni, in 2000 anni una parola che fine fa?

A parte il cambio della moneta. Prima cos’erano…sesterzi? Fiorini? Franchi? Marchi?

Certo ora con due euro non ci fai nulla. A meno che non sei a Cuba, in Cina o in India.

Infatti io vorrei trasferirmi, per un po’. Come al solito anche questo.

Però vorrei chiederti un favore, amico mio.

Suicidati.

Suicidati per tutte le volte che non mi hai capito, o che mi hai capito, ma hai fatto finta di nulla perché non volevi farmi montare la testa.

Suicidati per volte che sei stata sotterraneamente geloso, invidioso. Suicidati per tutte le volte che non mi ha scritto e avresti voluto. Suicidati perché se ho smesso di ascoltarti è colpa tua.

Tutta colpa tua. Tua.

Suicidati per tutte le volte che non mi hai chiamato.

Suicidati perché io da un pezzo ho deciso di partire, anche se aspetto non so cosa, suicidati perché quando partirò, prima o poi, non riceverai neanche una cartolina.

Ora, scrivendo così in generale, immagino di fare molta scena e di risultare un po’ patetico.

Ma guarda, caro amico mio, io sono serissimo. Sereno, serissimo, incazzato (come al solito) e un po’ annoiato.

Perché non c’è lei che mi passeggia intorno, la mia gatta, che è un amore che non puoi neanche immaginare eh eh…

Pensa, l’altra volta, guardandola ancheggiare mentre scendeva dal letto, con addosso solo il reggiseno non sono riuscito a non pensare “ma merda… ma una così la devo ammazzare prima che me la fregano…”.

Ma siccome mi sembrava eccessivo allora le ho proposto una settimana intensiva di droghe.

Lei candida sai cosa mi ha risposto “Guarda, sono d’accordo. Ma l’eroina no eh”.

E io che pensavo giusto a della salutare erba. Penso ci toccherà farci un po’ d’acido, in qualche maniera.  Non so bene.

Altrimenti che figura ci faccio? Lei deve aver creduto, ha immaginato, o non so insomma, che io volevo tipo fare una cosa di quelle proprio cattive cattive. Da non so, diciamo da Zanardi.

Ma non voglio compiacerti nemmeno adesso. Zanardi, Fante…troppo facile.

Comunque. Ci arrivi? La situazione è questa.

Mi sarebbe piaciuto, una volta, immaginare un mondo di incredibile comunicazione.

Una cosa molto maschilista in realtà. Per niente sessuale a dire il vero.

Non so se qualcuno di voi ha presente i Sotterranei di Kerouac (quello delle sfilate di moda).

Lì Ginsberg e l’Angelo si parlano e parlano per ore, fanno resoconti, nei ritagli che l’Angelo riusciva a sottrarre dalla moglie (affamatissima e molto carina). Probabile in realtà non parlavano soltanto, anzi, è sicuro non parlassero solo. (Kerouac sta ad origliare, troppo etero forse, troppo imbarazzato).

Ecco mettiamo che si potesse solo parlare.

Ma ecco già il mio errore, è che sono fottutamente eterosessuale anche io e allora questi giochetti non li posso provare. Mi spiace, non te lo posso succhiare amico mio, è questo il fatto.

Se no tu probabile ci saresti stato, come quella bella grossa maggioranza di uomini che è etero ma un pompino da un uomo… mica resiste.

Roba da far drizzare i peli del culo. Uno di quelli sei tu.

Altrimenti avremmo potuto parlare, tranquillamente, al bancone del pub, per ore.

Ti avrei fatto il resoconto di tutto. Tutto. Senza reticenze, che importa, almeno qualcuno sa.

Invece no. Perché fai parte di quella grande maggioranza che non regge senza farselo succhiare.

E forse 50 anni fa poteva andare bene. Ma non ora. Sei fuori tempo, o meglio, se perfettamente a tempo. Ma io non sono mai stato preciso e tu avresti dovuto capire, intuire, immaginare perché.

Invece hai fatto finta di nulla. Hai aspettato il treno, pensando passasse in orario o con dieci minuti di ritardo al limite.

No. Non è così. Il treno è passato prima invece. E di tanto.

Se ci tenevi arrivavi un’ora prima, con il giornale, e aspettavi. Cosa si fa agli appuntamenti desiderati. Il treno è passato e quando ti chiederai, un qualunque sabato sera in cui non hai altro a cui pensare, ma chissà dov’è quella sagoma, quel ganzo, quell’idiota ora magari lo chiamo per una birra o chissà che. Allora io sarò lì magari. Disponibile.

Ma il treno è già partito. Magari un giorno sarò in Cina, oppure a Torremezzo di Falconara, oppure a casa a guardare il soffitto, ad aspettare un treno, una metro o un autobus. Fumando, leggendo, masturbandomi, scopando, giocando a scacchi, a scrivere un post del cazzo o un racconto in cui un ragazzo tenta di riparare un orologio, non lo so mica davvero cosa farò, ma tu non sarai altro che un particolare, un astante.

Io sono impegnatissimo ormai, osservo le sue curve e mi stupisco di quello che sono, di quello che s’immagina, mi costruisco mondi di tabacco, li distruggo affogandoli nella vodka, poi vegeto tra le lenzuola usate mille volte, indosso sempre gli stessi pantaloni, gli stessi libri, facendomi opinioni volubili e sfaccettate su argomenti idioti che non hai mai considerato più che una particolare stravaganza, che magari spacca ma molto più facilmente no.

Quindi, se trovi un po’ di rimorso, anche se non sai esattamente se mi riferisco proprio a te o a qualcun altro, suicidati.

Cospargiti di benzina, una tanica di venti litri, e datti fuoco.

E rifletti, mentre lo fai, sul prezzo della dignità. Sono giusto un paio di dollari dopottutto.

E’ il valore della tua vita, circa. Mi devi probabile il resto ma sai com’è, tieni pure, non m’importa.

 

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5 commenti
  1. OneImaginaryBoy permalink

    ho pensato che l’unico suicidio nobile
    consiste nel conficcarsi una katana nel petto.

    poi ho pensato ai dubbi che aveva kerouac su quella tipa di colore, perche’ trascurava la casa.

  2. volso permalink

    almeno tu hai immaginato qualcosa eh eh…
    nessuno si azzarda mai a commentare post del genere (per fortuna, forse).

  3. anonimo permalink

    che ha fatto Fante con l’arrosto freddo?

    sesa

  4. volso permalink

    tu stupida.

  5. anonimo permalink

    ahuhuaahuhuahuahuauauahhuahuaahuhuahuahuahuaahuahuhuaauuahhuauahuahhuauhauahhuahuahuahua

    zi, io stupida

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