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6 settembre 2007
Visto che ho voglia di scrivere un po’, per distrarmi, ho scelto un argomento da scarnificare per una paginetta.
Il Grottesco.
Perché il “Grottesco”? Perché mi attira, in ogni sua forma. Mi piace leggere storie grottesche, mi piace guardare film in cui il centro caldo dei personaggi è il grottesco e mi disgusta in maniera viscerale ascoltare storie grottesche (e di conseguenza mi coinvolge fin dentro le budella).
Non per altro sono, per certi aspetti, una persona estremamente grottesca.
Ma andiamo per livelli. Secondo il Garzanti (grazie Papà per il regalo) grottesco vuol dire:

Stranamente bizzarro e inconsueto, così da risultare tra il ridicolo e il drammatico

Deriva da “grottesca”, decorazioni, solitamente pittoriche, dell’epoca rinascimentale basate su motivi bizzarri e fantastici ispirati agli affreschi dei palazzi e delle ville dell’antica Roma. (Grottesca deriva poi da grotte, termine con cui erano designate le rovine della Domus Aurea di Nerone).

Che poi il grottesco è stato ampiamente usato in letteratura, soprattutto quella contemporanea, insomma, non c’è bisogno che sto proprio io a spiegarvelo.
Il grottesco è l’arma per eccellenza per spogliare l’uomo (soprattutto quello moderno), di spellare ogni suo atteggiamento, come se fosse una cipolla.
Ma le cipolle, lo sanno anche gli illetterati, anzi lo sanno meglio loro di chi studia troppo e stupidamente, le spelli fino a quando non ne rimane nulla.
E così l’uomo, grottesco, se lo denudi lo annulli.
Come in un gioco di magia.
E come in un gioco di magia non si può che rimanere esterrefatti. Di mio ci aggiungo che rido, rido sempre, davanti al grottesco. Rido amaramente, ma non resisto.

E adesso rido battendo le dita sul tavolo:

Man in a shed    (Nick Drake)


Well there was a man who lived in a shed
Spent most of his days out of his head
For his shed was rotten let in the rain
Said it was enough to drive any man insane
When it rained
He felt so bad
When it snowed he felt just simply sad.

Well there was a girl who lived nearby
Whenever he saw her he could only simply sigh
But she lived in a house so very big and grand
For him it seemed like some very distant land
So when he called her
His shed to mend,
She said I’m sorry you’ll just have to find a friend.

Well this story is not so very new
But the man is me, yes and the girl is you
So leave your house come into my shed
Please stop my world from raining through my head
Please don’t think
I’m not your sort
You’ll find that sheds are nicer than you thought.

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From → Archivio

5 commenti
  1. Efils.J permalink

    volson, ma te quando ti laurei ti metti in giacca e cravatta?

  2. Planesio permalink

    mmh.. grottesco come certe scene di sesso estremo nei pornazzi, vero?

  3. bender1979 permalink

    quando si laurea volso…uahauahuahauhaua…non riesco a smettere dal ridere…

  4. Efils.J permalink

    sapevo che avrei suscitato ilarità. però bender -the offender- dovresti essere più pornesco.

  5. volso permalink

    beh certo che mi metto in giacca e cravatta. Ma senza pantaloni.

    E poi lascia perdere il povero bender, lui deve sempre trovare qualcosa su cui ridere, è un trentenne in crisi.

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