Skip to content

6 febbraio 2008
"Ich freue mich, Ihnen mitteilen zu konnen, dass Sie zum Studium an der Technischen Universitat Dresden zugelassen sind.
Studiengan: Sprach-, Literatur- und Kulturwissenschaften."

Non ho mai pensato di chiudere questo blog. Il suicidio del mio alter ego virtuale non potrebbe che risultare grottesco. Anche perché tanto alter non è, per coerenza dovrei anche farmi una lobotomia.  Poi bisogna essere onesti. Chi se ne frega, nominalmente, di un blog? Che valore ha? Ce ne sono milioni. Per uno che chiude ne aprono mille. Non parliamo della qualità e neanche dei rapporti umani. Che sarebbe infilare la mano intera nella piaga.
Sarà che ho assistito a svenevoli addii, che ora mi viene il ribrezzo. Perchè è solo un blog, com’è vero che siamo solo persone, saltellante merda a spasso per il pianeta terra.
Però devo dire che la tentazione è stata forte, dopo aver letto quelle righe sopra.
Ho pensato semplicemente di postar(l)e and then fare finta di nulla, abbandonare. Un po’ di razzismo linguistico.
Sarebbe rientrato perfettamente nel personaggio-entità Volso, che in parte dopotutto coincide con il sottoscritto-scrivente.
Ma è una settimana che scrivo post, che leggo solo io, visto che non ho internet a casa (ennesima lite con la telecom e bollette non pagate) e quindi tutto si aggrega, si ingigantisce, prende forme inaspettate. Akira-post, verso il punto zero. Ma il punto zero, nonostante Thomas Mann, non esiste.

Di chiacchiere sugli erasmus se ne sentono tante. Anche qualche film.
Ma quando mai le chiacchiere vanno ascoltate? E affidarsi alla celluloide ormai equivale a considerare Boldi una persona dignitosa che fa un lavoro buffo.
Quello che finora mi ha tenuto in Italia, ad approfondire il tema della mia vita, cioè “ma ne vale la pena?”. Non lo so cosa sia stato, realmente. Nell’ultimo anno e mezzo poi sono cambiate molte cose, ma certo bisogna essere chiari.
Non è che uno si lamenta di una certa situazione politica, per esempio, per il semplice gusto di farlo. Almeno, molti così si comportano, non c’è dubbio. E’ un vizietto che ha antiche radici.
Ma non io, per me non è uno sport, non sono certo un nostalgico e non sono masochista.
E se a volte sono stato masochista, ho scelto forma e contenuto del dolore. O una loro interpretazione, quasi strutturalista.
Questo nazione, questo stato. Ho sviluppato un rifiuto indurito dagli anni. Viscerale. Che poi è casa, che poi annusare la salsedine calabrese, ormai anche quella di bagnoli, che poi certi vicoli e certi pub sono un placebo non lo metto in dubbio.
Ma mai mi sono arreso all’idea che avrei semplicemente subito meccanicamente ogni cosa fino alla fine dei miei giorni. Anche nello stallo, senza regina né torri e forse giusto un cavallo, mai ho pensato che questa è la realtà e ci sputo su solo per sport. Non è sport. Mancava la persona giusta, mancava l’idea, l’occasione, mancavano tasselli. Mancano ancora molte cose, poi.
Con un pugno di carta in mano questa strada, verso la Germania. E poi un’altra ancora, appena tornato, verso la Cina.
Un progetto che non è un semplice pensiero attaccato al soffitto bianco o delle parole farfugliate […].
Non so quando nella mia testa, tempo fa, si era formata l’idea malsana che si dovesse cercare nelle persone. Qualunque cosa. Dai dubbi, che danno il gusto alla vita, alle risposte.
Ho sostituito tutto con un semplice esercizio mentale, tutto è iniziato con un esame concordato in letteratura tedesca. Un semplice esercizio mentale, geometrico e letterario, un gioco di linee e parole. Percorro lo stesso argomento su questa linea, mettendo ai due opposti varie idee a farmi luce. Lo ammetto, sono ancora lento e la cosa buffa è che riesco a parlare, di tutto questo, in maniera dettagliata, solo per celia.
Anzi, meglio evitare a priori, non ho voglia della solita berlina.
Si aggiungono ora, in questi giorni di studio non matto e disperato, ma comunque denso, pennellate per sfumare, dove serve, piccoli inceppi, muri, culi da spaccare, se serve.
Come le pacche sulle spalle, i consigli, le previsioni, gli auguri.
Sorrido, ebete, considerazione imparziale del sottoscritto.
E quando qualcuno esclama “finalmente”, mi viene però da stringere i denti.
Vero, faccia di cazzo, che stavo a fare qui, a parlare con gente come te?
Sono in una condizione tale che un certo tipo di discorso, che una volta era politico, è diventato “personale”, cioè fondante dei rapporti umani, tra singoli.
Il pragmatico “Turiamoci il naso e votiamo Dc”. La linea guida di Montanelli mi è sempre piaciuta, molto chiara, sempre in polemica un po’ con tutti e ferocemente antisovietica.
Mi piace anche se non sono mai stato antisovietico, primo perché non ho mai vissuto l’URSS, visto che il muro è caduto quando avevo cinque anni. Appena  sette per Eltsin.
Secondo perché mi piacciono di più le utopie ultrastatali che quelle ultraliberali. Perché ho, da qualche parte nello stomaco, un’idea di benessere materiale diversa da quella in voga nelle “democrazie” occidentali.
Ho sempre provato, per esempio, una certa simpatia per i palazzoni, per l’edilizia sovietica. E non sopporto certi architetti faraonici e allo stesso tempo new age, che mi danno noia.
Certo abito in campagna, potrebbe essere una reazione alla solitudine forzata in cui mi trovo. E’ lecito pensarlo.
In ogni caso, poi, non trovo tanto assurda l’aggregazione politica continua e concentrata, tipica di certi partiti comunisti, rispetto i grandi partiti di massa che si montano nel periodo pre-elezioni per durare nulla, per sciogliersi il giorno dopo il risultato. Più che un atto politico sembra una sveltina in un bordello.
Ovviamente questo discorso è valido solo entro la dicotomia  politica del dopoguerra. Personalmente avrei in mente soluzioni molto più originali, di cui forse è meglio non parlare, perché penso sia incostituzionale.
Ma tornando a Montanelli, dovrebbero insegnarlo nelle scuole, portarlo ad esempio. Come coscienza pragmatica di un cittadino impegnato. Al di fuori del personaggio affascinante, acuto e sarcastico, profondo conoscitore dei personaggi politici.
D’altronde, anche se ci fosse un giornalista tanto intelligente e immerso nella politica, cosa potrebbe raccontarci di affascinante dei nostri politicanti? Non c’è più la vecchia Dc e neanche il Pci, tanto meno partiti di massa con una storia più o meno seria. Direi, per fortuna non ci sono più, ma peggio è ritrovarsi con una destra simile. Gente che si porta da bere al Senato, pronto a stappare la bottiglia dopo un voto di fiducia. Mi pare sia stato il senatore Strano, un nome un programma, che il presidente Marini ha dovuto riprendere, ordinando di mettere via la bottiglia perché quello era il Senato, non un’osteria. E’ passato al Tg1, ed è tutto assolutamente nella norma. Una cosa veramente da far venire i brividi. Macchiette che fanno la politica nazionale, lo sappiamo tutti. A destra e a sinistra? Può darsi, ma c’è una certa concentrazione, alquanto fastidiosa, in certi partiti.
Se facessi dei nomi, delle sigle, allora risulterei fazioso, secondo alcuni. Potrei rispondere semplicemente che non ho interesse a dire quello che so, perché sono disoccupato, studente e nessuno mi calcola. Che sono semplicemente (auto)costretto a leggere almeno 4 giorni a settimana i dispacci dell’ansa, quasi tutti quelli politici e in più qualcosa dalla repubblica e dal corriere.
Potreste ora dire che l’ansa fa cagare e la repubblica e il corriere sono di sinistra. A questo punto potrei sospettare che siete Giuliano Ferrara. E questo è quanto.
Montanelli, uno degli ultimi uomini di destra italiani, ma non la destra dei manganelli, ma potrei dire un certo tipo di destra storica, quella liberale, della separazione dei poteri, quella laica, non avrebbe mai votato Berlusconi. Non ha mai usato una frase come quella “turiamoci il naso” per andare ad aiutare Forza Italia, ma neanche Alleanza Nazionale o l’Udc.
Questo per la memoria dei fessi che si fanno abbindolare. Che magari un giorno il piccolo Silvio dirà, attraverso qualche suo telegiornale, che oltre a non aver epurato Enzo Biagi, anche Indro Montanelli era un suo caro amico.
La fine che ha fatto al Giornale, anni or sono, è la dimostrazione della sua integrità. Quella integrità che lo ha costretto a porre un limite al tanfo sopportabile, prima di votare.
Vorrei ricollegarmi alla questione papale, perché quella del papa sembra l’aggressione verbale di un paese che ha intenzione di cominciare un’invasione, vedo già pronte le orde di guardie svizzere che da S. Pietro dilagano a Roma e poi in Italia (*).
Ma è necessario un salto, notevole, che non credo molti mi accorderanno. Giustamente.
Comprendo come si possa essere stanchi di questa Italia, sono il primo che cerca di andarsene. Ma questo non ci esenta da quello che dovrebbe essere il normale esercizio dell’analisi dei fatti, quotidiani o almeno settimanali, prima che ci colga la vecchiaia e il rincoglionimento.
Perchè a quel punto, senza un po’ di ordine, si torna a votare inconsapevolmente il personaggio più vicino al papa. Un’entità a quanto pare eterna, che si reincarna ogni volta in un vecchietto di passaggio.
Abbiamo la dimostrazione, noi poveri sfigati nati a cavallo tra gli anni settanta e novanta, osservando certi tristi cinquantenni che si sono fatti gli anni di piombo. Una sbronza di libertà, iperpartecipazione e poi una valanga di voltagabbana che votano a destra oppure l’ecoplasmatico ed invadente “centro”. In pratica mettono i bastoni tra le ruote ai proprio figli, mandando al potere gente che di notte sniffa e va a troie e di giorno trama contro l’educazione sessuale nelle scuole, contro l’uso dei contraccetivi, contro l’aborto.
A queste persone posso dire solo una cosa, cercate almeno per curiosità di chiedervi quale sarà, a fiuto, il nostro futuro, non tanto economico, ma politico. Così ci si può affidare a tanta ipocrisia?
Ma torniamo terra terra, evitando questioni contorte, come il senso civico. Troppo difficile.
Meglio le brevi prospettive, quelle crude e inutili.
Per quanto mi riguarda, se ci sarà un governo istituzionale e io spero di no, allora siamo nella merda.
Perché questo governo istituzionale modificherà la legge elettorale e così alle prossime elezioni vincerà Berlusconi, contro Veltroni che si sopravvaluta, primo perché facendo il piacione con il papa ha dato uno schiaffo a troppi giovani, secondo perché il suo dialogo con berlusconi, per quanto realista, è disgustoso.
Se invece rimane questa legge elettorale allora possiamo sperare ad un pareggio a favore del centrodestra che sarà costretto a governare per un paio d’anni, mettendosi il cappio al collo come ha fatto il centrosinistra. Ma chi è tanto masochista da sperare in un governo di “destra” che dura un paio d’anni soltanto? Spero di emigrare prima, non c’è dubbio.
Tra l’altro è ovvio che con questa confusione per l’ennesima volta personaggi ambigui, obliqui, che sono nella politica per affari, faranno gran festa. Questa è l’unica certezza.
Ma insomma, a questo siamo abituati. Mastella è l’esempio, un soggetto che neanche nella Cdl vogliono, perché, parole di un parlamentare di Forza Italia che è voluto rimanere anonimo:“Con lui bisogna prendersi tutta la famiglia”. Cioè, un clientelismo sputtanato. Roba da strapparsi i capelli. Neanche Forza Italia lo vuole, è incredibile.
Torniamo al nostro piccolo problema pragmatico del cittadino immerso in un’Italia che sembra spaccata tra chi compie un vero e proprio salto nel buio ipocrita accentando l’interventismo papale (**) e tra chi sembra sempre frastornato, rincoglionito, pieno di chiacchiere inutili e dilettantismi politici.
Prima di tutto turiamoci il naso. Tutti i giorni, non solo per votare, ma semplicemente per sopravvivere.
E su questo non metto parola, che c’è chi ha l’olfatto delicato e quindi trova le sue alternative di ripiego, neanche nichiliste, ma assenteiste-disicantate-disinteressate. Non starò a tirare la giacchetta a persone che fanno finta di essere degli eremiti, in una delle nazioni più ricche e sprecone del pianeta.
Spero solo che un giorno tutti questi eremiti non cadano in un’errore banale (ma tanto banale, che qualcuno sicuramente vi riprenderà) cioè quello di votare il solito personaggio pseudo clericale pseudo salvatore dell’economia che semplicemente difende la compassata morale adulta contro il fantasma della rivoluzione generazionale. Quella che ciclicamente, per fortuna, travolge ogni cosa. Sfortunatamente in Italia ci sono sempre più vecchi e sempre meno giovani, questo si fa paura, se si è tra i “giovani”. Ora credo di aver raggiunto il culmine di incomprensibilità.
Riprendo il filo.
Cosa fare in caso di elezioni con una nuova legge elettorale?
Votare la cosiddetta sinistra radicale, la rosa nel pugno, o il Pd?
L’Italia dei Valori ovviamente no. Hanno portato al senato De Gregorio e questo dovrebbe bastare per spiegare il dilettantismo dei seguaci di Di Pietro.
Diliberto e Giordano tirano sempre molto la corda. Sembra dalla stessa parte, ma non sempre.
Però cavalcano in maniera ideologica questioni profondamente importanti e le incorporano in un piano di estrema protezione per esempio della classe operaia che a me frega meno di un cazzo.
Se la “sinistra radicale” si fosse impegnata a lavorare per questioni più importanti invece di difendere strenuamente questa minuscola categoria per puntiglio allora avrebbe il mio appoggio.
La rosa nel pugno mi attizza parecchio, sarebbe una nuova esperienza per il macigno ortodosso che sono. Anche se in politica non ho capito bene la loro linea, a parte le privatizzazioni, che a me tanto bene non stanno, non come sono state fatte finora.

Il Pd mi fa ribrezzo solo a pensarci. Ho sempre sopportato poco di Ds, per atteggiamenti sfacciatamente distruttivi verso il nostro futuro in campo economico e per l’atteggiamento ossequioso nei confronti del Vaticano. Ma ora, uniti addirittura con i chierichetti della Margherita, la cosa è diventata a dir poco vomitevole. Tutto quello che posso sperare è che il partito diventi una specie di presenza evanescente che si coagula solo intorno ad un personaggio. Che si spera carismatico, progressista e sensato.
Per il momento tutti conoscono la mia opinione su Veltroni. Se eviterà di spianare la strada a Berlusconi, se eviterà […]

[scritto prima dell’operazione andata a male, ma neanche tanto, di Franco Marini. Potrei aggiungere un paio di cose a riguardo. Il presidente del Senato nonostante il suo fallimento ha dimostrato almeno quanto questa destra sia rapace ed egoista, contro gli interessi di stato. Intanto Veltroni ha guadagnato nei miei confronti qualche punto, ma non abbastanza da levarmi di dosso un certo fastidio continuo]

Si scava intanto, a causa di studi un po’ di settore, un po’ generali, un atteggiamento verso certe questioni non di indifferenza ma di curiosa attesa. L’attesa della svolta radicale a cui saremo obbligati quando non ci sarà più petrolio da bere. Sul serio, sono davvero curioso.
Ma perché poi tutto questo? Non potrei semplicemente parlarvi d’altro? Magari di un certo biglietto da visita che ho ritrovato nel mio portafoglio.
Con nome, cognome, numero di telefono ed email di una cameriera che ha stregato trastevere.
E che questo biglietto da visita è in vendita al migliore offerte. Oppure di poggio mirteto, questa domenica, una festa che darà fondo alle scorte delle cantine. Slash and burn.
Oppure, non so, potrei fare un salto indietro e raccontarvi qualcosa di inutile, a chiarire forse ma per lo più a confondere, ancora di più, se si può.
Per esempio quando ero iscritto ad ingegneria, parecchi anni fa, potevo considerarmi tecnicamente ancora giovane. Neanche maggiorenne per gli Stati Uniti.
A riguardo vorrei aggiungere che è una leggenda quella dei documenti falsi che si raccattano ovunque, come margherite nei prati, nel paese dei dollari.
E’ però consigliato recuperare una patente di guida dell’Arkansas per chi rimane più di tre mesi, da minorenne autocosciente con voglie alcoliche-sessuali-psichediliche-motel, negli United States of America.
Ma si può fare benissimo ogni cosa, tipo entrare in una discoteca lussu(ri)osa all’ultimo piano di un grattacielo o comprare un gallone di vodka in un liquor shop qualsiasi, senza aver un pezzo di plastica con scritto sopra “date of birth: 25/04/1981”. Perché l’austerità americana è decisamente flessibile, come la schiena di certe contorsioniste.
E negli Stati Uniti una bella faccia da culo italiana e dieci dollari bastano un po’ per tutto. Anche per scopare.
La prima americana che ci ha provato con me era di colore, nerissima magrissima, alta all’incirca fino al mio naso e portava un fiore bellissimo appoggiato sull’orecchio sinistro. Ho stampato la sua immagine nel mio cervello, proprio alla base della nuca. Deposito lì le mie diapositive essenziali, anche se a volte faccio confusione. Non era male, complessivamente e considerando che sono più per le mediterranee che per le afro, ma ogni tanto ho come la sensazione assomigliasse molto all’omino delle Ta-ta-bù (Tabù!). Scherzi delle immagini interne che si intrecciano.
Comunque mi ha preso dolcemente per il gomito e quando mi sono girato mi ha sorriso dritto negli occhi, mostrando denti lucenti. Senza dire nulla.
Mi aveva distolto dal fissare due quarantenni, biondi al botox, che si toccavano infilandosi le mani nei pantaloni. Tutto sulla pista da ballo della discoteca (quella all’inizio), erano in piedi e si baciavano con lingue bovine e pastose.
Ho guardato la ragazza, ho stampato la sua immagine, ho abbassato lo sguardo, frastornato, chiedendomi ma chi è? Cosa vuole? E sono andato via. Mentre scendevo con l’ascensore, immerso tra ragazzi tutti maggiorenni-italiani-se-non-bevo-un-caffè-ma-espresso-impazzisco mi sono reso conto di cosa avevo appena bruciato.
La prima ed ultima occasione di scoparmi gioiosamente una donna di colore, discreta, americana, con un fiore bellissimo, hawaiano, a farle da biglietto da visita. Decisamente porno naif. Come avevo sempre sognato l’america.
Ma da ubriaco ho questa tendenza, il naif, interpretato in chiave molto personale, e in California ero sempre ubriaco.
E cercavo di consolarmi: “Dai,sicuro era una puttana che ti aspettava fuori con qualche negraccio a farti un culo così. Meglio che sei scappato. Poi chi vuoi che ti si fila a te, brutto deficiente minorenne, non hai neanche una cravatta!”

Ma non volevo parlare di questo, riprendo il filo

Quando ero iscritto ad ingegneria, parecchi anni fa, potevo considerarmi tecnicamente ancora giovane.
Non che adesso non lo sono più, ma lo ero in maniera diversa.
Ero molto più paranoico (in maniera sanguigna, nervosa, trasudavo cinismo sovversivo) ed avevo una paura fottuta che mi perseguitava, quella di partire militare.
Aspettavo febbrilmente la cartolina a settembre per fare il rinvio. Riempivo la camera di foglietti che mi ricordavano la scadenza, i documenti da presentare, la sezione a cui rivolgersi.
Con la burocrazia non ho mai avuto un buon rapporto. Con lo Stato in genere non ho mai avuto buoni rapporti. Via(le) Giulio Cesare, 4b. Ancora adesso lo ricordo. Ancora, quel fottuto indirizzo, vicino alla stazione di Lepanto. Magari sbaglio, ma di poco.
C’è da dire che Berlusconi mi ha salvato, eliminando definitivamente il servizio di Leva, altrimenti sarei partito. Questo l’ultimo anno.
Sarei partito anche perché ovviamente, nonostante mi sia frullato in testa, non avrei mai fatto obiezione di coscienza. Non ho mai avuto molta simpatia per gli obiettori.

Per esempio ci sono gli obiettori di coscienza anche tra i medici (così sostengono, loro). Quelli che si rifiutano di prescrivere pillole del giorno dopo o di praticare l’aborto.
Mi sembrano personaggi abbastanza obliqui, non c’è da fidarsi.
Capisco perfettamente il rifiuto delle armi, della violenza, figuriamoci. Ma in Italia i militari che fanno? Sparano? Neanche nella seconda guerra mondiale sono stati capaci. Nella storia del dopoguerra hanno sparato tutti, comunisti, fascisti, anarchici, sovversivi ed eversivi. Tutti tranne l’esercito di leva.
Certo, scoppiasse una guerra sarei il primo a disertare, alla prima occasione, a meno che non sia stato io a far scoppiare quella guerra. Ma questo è un altro conto.

Procrastinare, disertare. E’ un buon motto, sono sicuro che funzionerebbe per le prossime elezioni che si avvicinano.

Vedete? Si infila dappertutto ormai. E’ una questione epidermica. Nonostante lo studio, nonostante tutto, che ci salva forse un po’ di storia del potere? Che nervi.
E pensare che c’è chi riesce benissimo, un po’ di ironia, un po’ indifferenza, un po’ di sarcasmo, un po’ di snobismo.
Si tira avanti, a campa’!
Ma oggi è il 6 febbraio 2008

Annunci

From → Archivio

9 commenti
  1. revel permalink

    Bella la parentesi americana. Io me la sarei fatta la ragazza…così per curiosità.

  2. volso permalink

    ogni tanto mi stupisco di quanto siamo diversi. Quando in realtà lo so benissimo.
    Forse per questo ho sempre piacere a farmi una birra in tua compagnia.
    Chissà quando ricapita.

  3. Misiu permalink

    io ho fatto l’obiettore per idealismo, in fondo sono ancora qui a scrivere poesie e cosa c’è di pià idealista di un poeta?
    poi in realtà pià che l’obiettore ho fatto lo schiavo peggio che a militare
    però alla fine fare l’obietto-a- ore non lo confonderei con gli obiettori della pillola del giorno dopo di cui si parla tanto ora, si mischiano i fenomeni su cose che non c’entrano nulla l’una con l’altra. come me conosco altri 4 ragazzi che hanno fatto l’obbietto-a-ore, e solo per due di loro ti posso dire che erano e sono convinti che a questo mondo meno militari ci sono meglio si sta e non si tratta solo dello sparare, gli altri due in effetti l’han fatto per restare a casa…
    l’obiezione è stata una parentesi italiana dimenticata, l’han voluta dimenticare a tutti i costi, nascosta nell’ombra di questo paese sempre più ipocrita…le ultime battaglie civili che ho fatto le ho fatto per l’obiezioni appunto, per avere uguale trattamento, lo stesso trattamento riservato ai miei simili, cosa che in questo stato che noi chiamiamo Italia, non esiste. nessuno è uguale a qualcun altro tantomeno a sè stesso…mi sono dilungato un pò troppo, come te d’altronde nel tuo post…

  4. volso permalink

    Riguardo i militari, sai quanto posso essere d’accordo. Ce ne sono sempre troppi, nel mondo, pronti a fare la guerra.
    Ma io parlo dell’Italia.

    In Italia l’esercito di leva ha sempre avuto, dal dopoguerra in poi, una funzione solo ideale (coesione nazionale e stronzate simili), visto che in pratica viene usato solo per spalare immondizia. Per la repressione, per la guerra, ci sono i volontari e i carabinieri. Loro sono lo Stato.

    Che non condivo in ogni caso la mentalità “militare”, è un’alta questione. Però per conoscenza personale devo dire nell’esercito è pieno solo di fancazzisti, quasi anarchici, perditempo. Quasi mai supertenenti e cose simili.
    Non è la crema della società, ma di certo non è il braccio secolare della violenza.

    Poi cosa cambia fare l’obiettore? Sempre schiavi, alla stessa identica maniera se non peggio.
    Per cosa? Tu lo chiami idealismo ma poi si parla di retribuzioni. Soldi e idealismo? Una coppia che non mi ispira più di tanto.
    Siamo sinceri, come puoi considerare “idealista” servire lo stato, invece che portando un fucile, non so, pulendo cessi e facendo fotocopie per qualche stronzo qualsiasi?
    Perdona la mia durezza, ma non vedo molte differenze. Il tempo che ci viene rubato è sempre lo stesso, la bandiera a cui si viene asserviti non cambia.

    Tra l’altro, come non puoi giustificare anche i medici che si rifiutano di prescrivere le pillole se ti rifiuti di portare un fucile? (sapendo poi che il fucile non sparerà mai a nessuno)

    E’ un discorso da equilibristi, senza dubbio. Possibile appunto solo in un paese come l’Italia.

    Penso, dopotutto, che in questo paese c’è solo un modo per essere idealisti, cioè trasgredire. Ma non certo alla maniera di Berlusconi o Mastella.
    Per questo penso che se proprio mi toccava, preferivo fare il militare. E se qualcuno mi avesse obbligato a sparare contro un uomo, allora…che dire? Avrei disertato.

  5. volso permalink

    Riguardo i militari, sai quanto posso essere d’accordo. Ce ne sono sempre troppi, nel mondo, pronti a fare la guerra.
    Ma io parlo dell’Italia.

    In Italia l’esercito di leva ha sempre avuto, dal dopoguerra in poi, una funzione solo ideale (coesione nazionale e stronzate simili), visto che in pratica viene usato solo per spalare immondizia. Per la repressione, per la guerra, ci sono i volontari e i carabinieri. Loro sono lo Stato.

    Che non condivo in ogni caso la mentalità “militare”, è un’altra questione. Però per conoscenza personale devo dire nell’esercito è pieno più che altro di fancazzisti, quasi anarchici, perditempo. Quasi mai supertenenti e cose simili.
    Non è la crema della società, ma di certo non è il braccio secolare della violenza.

    Poi cosa cambia fare l’obiettore? Sempre schiavi, alla stessa identica maniera se non peggio.
    Per cosa? Tu lo chiami idealismo ma poi si parla di retribuzioni. Soldi e idealismo? Una coppia che non mi ispira più di tanto.
    Siamo sinceri, come puoi considerare “idealista” servire lo stato, invece che portando un fucile, non so, pulendo cessi e facendo fotocopie per qualche stronzo qualsiasi?
    Perdona la mia durezza, ma non vedo molte differenze. Il tempo che ci viene rubato è sempre lo stesso, la bandiera a cui si viene asserviti non cambia.

    Tra l’altro, come non puoi giustificare anche i medici che si rifiutano di prescrivere le pillole se ti rifiuti di portare un fucile? (sapendo poi che il fucile non sparerà mai a nessuno)

    E’ un discorso da equilibristi, senza dubbio. Possibile appunto solo in un paese come l’Italia.

    Penso, dopotutto, che in questo paese c’è solo un modo per essere idealisti, cioè trasgredire. Ed e’ un paradosso forse. Certo non alla maniera di Berlusconi o Mastella.
    Per questo penso che se proprio mi toccava, preferivo fare il militare. E se qualcuno mi avesse obbligato a sparare contro un uomo, allora…che dire? Avrei disertato.

  6. revel permalink

    Per quel che posso dire sul discorso “militare-obiettore”. Anch’io avevo il terrore di partire. Ma sarei partiro, non avrei fatto l’obiettore, per orgoglio probabilmente. Poi avrei disertato, in caso di guerra.

    Visto? In questo quasi simili. eheh

    Per la birra…spero presto.

  7. Cellardoor permalink

    beh. io sono dell’86 quindi non avrei fatto il militare. Nemmeno se fossi stata maschio.

    però in realtà questo discorso non mi interessa particolarmente.

    commento per fare i complimenti per il post, per nulla troppo lungo a mio parere. Ma sempre le solite questioni, in fondo. Hai un’incredibile abilità nel rendere interessanti e ironici anche i discorsi più fastidiosi e complessi.

    non credo di aver detto tutto, ma ne parleremo. Forse.

    e revel…una birra che con me no, eh? magari a metà. Come l’insalata.

  8. Misiu permalink

    il discorso della retribuzione non sta in piedi, la paga all’epoca era uguale

  9. volso permalink

    misiu: mica capisco cosa vuoi dire. La retribuzione l’hai tirata tu fuori, mica io

    (grazie cellardoor!)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: