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2 marzo 2008
L’ultimo post, ovvero un falso ultimo post da Anguillara Sabazia, al tramonto a Koln al sedicesimo piano di Dresda, dove l’odore di carne cotta dal rumore delle bombe è ancora forte

Finalmente finisce questo tira e molla.   
Volso continuerà a scrivere, ma non parlerà più di se stesso. Non ci saranno più riferimenti alla quotidianità, non ci sarà più “ho fatto questo”, “non ho fatto quello”. Non ci sarà più la sciocca narrativa prosaica che vi ho propinato finora, niente più dialoghi pseudo surreali, storie, raccontini. 
D’ora in poi questo posto sarà legato solo a percorsi di lettura.  Semplici analisi, affrontate con una metodologia che deciderò passo per passo, ma anche no, su libri e argomenti che considero interessanti. E che risulteranno più o meno noiosi, nonostante la mia dote particolare di far apparire familiari parole come surrettizio o ermeneutica . Glissandole.  Percorsi di letture e passeggiate. Mi lascerò la libertà di esprimermi magari anche attraverso le foto e i video, per mettere da parte immagini legate ai luoghi. Se avrò voglia qualche didascalia, forse.
Saranno cose non dico lavorate a scalpello ma di certo  necessiteranno più dei soliti  10 minuti lordi impiegati per un stupido post. Comunque il mio assenteismo non è una novità.
Ora, a margine, anche se penso sia inutile darò le mie motivazioni. Non è un gesto necessario e non credo a qualcuno possa interessare più di tanto. Ma spero di fornire qualche spunto a passanti compagni di strada e in più, ovviamente, colgo l’occasione per salutare i veterani lettori di questo blog che magari non si riconosceranno più in quello che scrivo.  Poi c’è il piacere di ricostruire la storia di questo posto, un posto che fa parte bene o male di me (odio la retorica strisciante che c’è solitamente in questa frase: “fa parte di me”, ma spero mi accorderete che sono tutto meno che retorico, caratterialmente).
Quanto tempo è passato da quando ho aperto questo blog? Anni. Mi pare 4, o 5, non lo so nemmeno. Non ho voglia di controllare.  In realtà prima ero su http://www.beatoimpazzito.splinder.com e questo che ora leggete era su http://www.menefrego.splinder.com . Perché? Su beato impazzito in linea di massima cazzeggiavo, tutto era fondato sul template stile radiohead. Mostriciattoli ovunque, frasi qua e là, citazioni. Su me ne frego invece mettevo solo i miei racconti e tutto quello che era inventato. Poi ho riunito tutto su me ne frego, e dopo un po’, visto che il titolo sembrava sviare le persone (clamorose alcune mail di fascisti-virtuali desiderosi di arruolarmi in Forza Nuova)  ho optato per il nick-indirizzo.
Ma la vera origine in realtà non è questa. La vera origine sta nel http://www.collettivobeat.splinder.com un blog che ho aperto invitando fabio, lucia, eugenio e sara in un progetto, non definito, che ovviamente non si è mai realizzato.
Poi ognuno ha aperto il suo blog, ognuno ha seguito la sua storia. Misiu, di Efils, Revel di Ienetta (attualmente fuori dal giro).
Cosa volevo combinare? Non lo so. Però queste quattro persone c’erano, sotto una parola, una bandiera (anche se come immagine ricorda qualcosa di nazionalista, la bandiera, che proprio non ci compete). Beat.
Ognuno con le sue idee, non condivise oppure molto confuse. Io per primo, pieno di buoni intenti, ancora iscritto ad ingegneria, a rileggere Kerouac.
A posteriori possiamo ammettere tutti quanti, senza rancore, che non abbiamo combinato nulla insieme.
Soffermarsi ora sui motivi personali, ciascuno i suoi, sarebbe sciocco. Possiamo elencarne qualcuno, tanto per dire. La lontananza, il rapporti particolari che ci intrecciavano, le differenze di  approccio, personalità molto diverse. Ma soprattutto non abbiamo avuto la capacità di incanalare le energie e di costruire un discorso potente, davvero.
Poi  c’è stata un’ondata fresca, almeno per il sottoscritto, quando ho conosciuto un gruppo di nuovi blogger, fatboy e nessuno75 quelli con cui ho legato di più. Con loro ho lavorato molto bene, dinamicamente. Il primo a capo di un progetto, quello del fightblog, estremamente vincente e stimolante, ma forse un po’ fine a se stesso. Peccato sia crollato picconato dall’interno a causa dei rapporti di forza che si sono creati. Ma di fatto è stato un ottimo percorso e un ottimo gioco, che ha dimostrato che ogni tanto la blogosfera qualcosa può valere. Con nessuno75 si era creata invece una certa intimità creativa, nel crescere dei progetti,  http://www.beat-happening.splinder.com  e http://www.passerorosso.splinder.com . Affondati nel tempo, poveri. Come i nostri contatti. Attualmente fatboy è sparito, nel profondo di milano, ci sentiamo raramente ma sempre con piacere, almeno da parte mia. Dice che non scrive più ma legge molto. Ha cose importanti a cui badare, non queste scemenze, e gli credo ovvio.  Però se avete voglia potete gustarvi sul suo blog qualche vecchio pezzo erotico niente male. Nessuno75 invece non lo sento da tempo,credo continua a scrivere un lunghissimo racconto, sempre in rete.  Mi aveva invitato, al tempo, ma non sono riuscito ad inserirmi.
Di nuovo nel vuoto siderale che lascia internet. Inutile contare sui miei tentativi personali di fare qualcosa, prima o poi tutto affonda nell’ignavia. http://www.zuppamatta.splinder.com magari aveva le carte in regola per diventare una bomba surreale. Ma non sono riuscito a cogliere le potenzialità, troppo stanco anche per vicende personali, non riuscito a seguire lo sviluppo possibile.  Peccato.
Senza considerare tutto quello lasciato a metà o i progetti partiti con una potenza incredibile e svaniti nel nulla, per esempio http://www.nonrompere.splinder.com che nell’arco di due settimane era diventato un blog quasi cult. Ma inutile, l’ho dovuto fermare, non aveva senso.
Quanto potrei andare avanti? Ancora molto, credo, a dimostrazione di quanto sono stato dentro certo meccanismi cercando di tirare fuori il lato creativo della rete. Fallendo sempre, certo.
Di fondo, oltre sicuramente un personalismo deleterio, a contare sono stati fattori che mi sembra giusto analizzare.
Il mondo dei blog ha dei difetti fondamentali che non si riescono a sorpassare. Come la televisione, un mezzo dalle immense potenzialità, che all’atto pratico si è rivelata una macchina di morte cerebrale.
Prima di tutto l’identità. Ci sono due atteggiamenti fondamentali riguardo la propria identità virtuale, di blogger o chatter che sia. Le maggior parte delle persone entra nella rete e si considera  “anonima” oppure, peggio, pensa che ci sia una corrispondenza tra il suo “essere reale” il suo “essere virtuale” (alla stessa maniera consideriamo le persone “anonime” o “qualcuno”, di cui possiamo cogliere la realtà attraverso dati virtuali).
Riguardo il primo caso non ci si può definire anonimi, se non in termini di dati anagrafici, perché se entriamo in questo mondo, scrivendo qualcosa, commentando o leggendo, allora vuol dire che siamo presenti, attivi, tracciati. Affermare che siamo anonimi su internet è come sostenere, per esempio, che una manifestazione di piazza sia composta da “anonimi” (il che a me risulta disgustoso, di principio, una definizione simile). Ognuno porta la sua parte, nell’oceano, che poi sembriamo tutti anonimi o che ci riteniamo anonimi è un altro conto. Se non siamo capaci di cogliere le differenze non vuol dire che non ci siano. E’ appunto una deformazione di piacere, che ci rende liberi di comportarci magari sgraziatamente senza pagarne le conseguenze. O peggio.
Altro errore, credere in una corrispondenza tra quello che siamo noi e quello che mettiamo in un blog.  Questo sembra la conseguenza del modo di vivere contemporaneo. Guardiamo la tv e pensiamo che le immagini ci trasmettano la “realtà dei fatti”. Leggiamo il giornale e crediamo, in un movimento mentale meccanico, che sono “notizie del giorno”, “fatti”. Ci dimentichiamo del mezzo, ci dimentichiamo una cosa banale ma fondamentale. E’ normale “dimenticare” che stiamo guardando un’immagine trasmessa o un foglio stampato, senza contare tanti altri particolari non meno rilevanti. Alla stessa maniera in molti pensano che mettere una propria foto e una descrizione voglia dire “mostrarsi come si è”. Questo atteggiamento non tiene conto prima di tutto degli ovvi limiti personali, nel saper rappresentare se stessi in genere e poi non tiene considera quando sia usurata la percezione di base delle informazioni, delle immagini, delle parole. Siamo sfasati dalla nostra sempre più evidente attitudine a farci guidare nell’anonimia.  I blog non aiutano lontanamente ad uscire da questa spirale. Troppo spesso le cose banali vengono passate come eccezionali o con un valore comunque individuale, quindi degno di considerazione.  Si mettono da parte gli interrogativi che dovrebbe essere alla base della comunicazione, siamo invasi da colori,  informazioni, di dettagli , ma i significati si assottigliano sempre di più, tendono tutti all’intrattenimento continuo.
C’è chi crede di poter controllare la propria identità fittizia, magari cercando di apparire in una maniera che non gli riesce nella realtà (in una realtà già di per se trasfigurata il virtuale sembra offrire una possibilità relazionale basata su causa-effetto puro,  il paradiso per chi non apprezza la complessità della vita).
Ogni fottuta riga messa in un blog qualsiasi soffre in partenza di questa malattia identitaria, lo si capisce dalle stesse strutture dei template. I link, che rimandano ad altri blog, ad altre persone. I commenti, i contatti. Per quale motivo esistono? Per ricrearci un intorno nel quale afferma qualcosa?
Qualcuno potrebbe obiettare che è semplicemente un modo per “ampliare un dibattito”, per “condividere e dialogare”.  Ma quando mai nella blogosfera i commenti, i link, nascono per ampliare il dibattito? Anche perché il dibattito è fatto di idee, non di persone, qual è il motivo per cui portiamo dietro i blog e tutto quello che ci è connesso intorno?
Queste operazioni sembrano più che altro gesti volontari diretti più a identificare, identificarsi,  a riconoscere in gruppi, quando ci mancano, da cui essere compresi e ricomposti.
Quello di cui non ci si accorge è che le nostre energie vengono risucchiate, incanalate in vicolo ciechi. Quali appunto la definizione dell’identità, il riconoscimento dell’ambiente, il mantenimento dei rapporti , il mantenimento di una linearità anche dove non è richiesta (nel campo dei testi e delle immagini). Con internet ricostruiamo una realtà meno complessa di quella quotidiana, più controllabile, senza renderci conto che ci stiamo amputando strutturalmente la nostra capacità di percezione e creazione.
Che vi sia un collegamento poi tra la caduta verticale dei rapporti normali e la crescita di internet poi, è un dato di fatto. E’ più comodo, infatti, credere che sia “reale” una nostra identità virtuale, perché tutti i motivi sopra elencati.
Ora, però, bisogna anche ammettere che internet non è pestilenziale come la televisione.  Internet viene gestito dagli individui. Questo mi permette di tentare, per l’ultima volta, un tentativo di addomesticamento del mezzo. Un tentativo per rendermelo stimolante, altrimenti è chiaramente inutile, una trappola senza fine.
Questo blog deve cambiare, radicalmente e nel suo piccolo lanciare un segnale a chi è nell’intorno.
Chiunque apre un blog molto spesso all’inizio non sa cosa farne, se non un diario. Il tempo piega la nostra capacità di elaborazione, nel mucchio lercioso che è la comunicazione di massa.
Io non so se è continuare in realtà abbia senso, non so se il mio è un ennesimo errore. So soltanto che di blog realmente interessanti non se ne vedono molti. E soprattutto non si vedono tentativi che vanno in questo senso.
Allora proprio dall’origine bisogna andare a scavare. Dalla struttura del blog. Basta link, basta riferimenti esterni, basta tutto quello che sembra riferirsi all’esterno. Non c’è bisogno. Come se servissero qualcosa, i link. Qualche visita in più? E a che serve? Oppure è per la nostra autostima, per creare identità?
Io i blog che leggo al limite li ho nei preferiti, insomma, non so neanche perché ho linkato certe persone.
E’ un velo ipocrita che va stracciato. Questa non è una comunità, questo posto non cerca gratificazione e soprattutto girare per blog linkati è inutile. Perché tutti soffrono della stessa medesima malattia d’identità.
Per questo motivo anche i commenti verranno moderati. Primo, perché spesso le persone scrivono riferendosi a cose che non c’entrano con il post, perché appunto ci si comporta come se il blog fosse una parte integrante della vita sociale, non un mezzo creativo di elaborazione. Non lo è. Il blog è antisociale, e si spera nell’accezione più positiva possibile.
I commenti non inerenti verranno letti dal sottoscritto, a volte lasciati a volte cancellati, mi riservo uno spazio relativo al mio umore, ma di certo non saranno più parte integrante del testo.
Questo si inserisce, come il resto, alla struttura stessa del blog. Non badate alle formalità, a come tutti i blog sono fatti. Liberatevi da questi pesi e pensate realmente solo a cosa scrivete, rendetevi conto di quanto in realtà ci mettiamo il cappio da soli e soffochiamo le potenzialità di uno spazio dove cercare un confronto. Lo dico spassionatamente, perché in fondo ci credo che forse può ancora funzionare, in qualche maniera.
Ora il contenuto. Qui, avendo sperimentato un po’ di tutto, non posso far altre che tagliare la testa al toro. Parlare di se stessi, fare accenni, tenere una specie di rubrica varia mi sembra una gran rottura di palle.
Nel senso, cosa ne ricavo non lo so. Personalmente, anche voi, perché in linea di massima tutti fanno così, cosa ne ricavate? Qualcuno con la scusa di tenersi “allenato” a scrivere, qualcuno per “comunicare”, per fare nuove amicizie. Boh. Una sfilza di motivazioni che ho cercato di mettere in lista. Ne esistesse una decente che non fosse intrattenimento, che non fosse usuale vanità.
Una dura riflessione metodologica, ecco cosa ci vuole. Un metodo, un argomento e poi nessuno sgarro. Alimentare un personaggio, un’identità virtuale, non ha alcun senso. E voi che scrivete su un blog, così, ingenuamente, rendetevi conto che di quello che fate. Costruite un vostro doppione, proprio attraverso i link, i commenti. Ricreate un ambiente dove navigare, un circuito più o meno chiuso, più o meno protetto, conciliante con il vostro modo di essere. Troppo spesso diventa un modo per perdere tempo ancora.
Ma le parole devono pesare diversamente, come la qualità delle informazioni, delle idee. Lasciate naufragare i blog che sono solo una versione più sofisticata della televisione. Sono l’equivalente di un messaggio di spam personalizzato. Riprendete il potere sulla vostra capacità di elaborare e stupire. Senza dover fare forza su rapporti sociali. Non è l’anonimato, è un movimento semplice verso l’esterno.
Io ho scelto di seguire solo sentieri letterari, provando l’ermeneutica se è necessario. Nonostante i risultati degli ultimi esami non sono proprio di quelli che mi mettono a mio agio, tecnicamente.
Che poi a rileggere all’indietro mi rendo perfettamente che è un pippone bello e buono. Che è giusto e normale cazzeggiare (ma chissà perché sono sempre meno disponibile ad accettare questo assioma) che ci sono blog buonissimi (una manciata ogni migliaio) e che comunque bla bla bla.
Il problema è che non sono capace di lanciare slogan efficaci, tanto meno sotto campagna elettorale. Il problema è che non so come dirvi che andare così è semplicemente inutile, dispendioso, un fallimento.
Quindi queste sono le mie ultime parole dirette a voi come lettori, come compagni blogger e cose così.
Ultime notizie, il sottoscritto non si trova più in Italia. Al momento si è trasferito in una città simbolo della seconda guerra mondiale. Insieme a Stalingrado, Hiroshima, Nagasaki, Nanchino,Varsavia. Motivi di studio. Spero di tornare qualche giorno per festeggiare la liberazione, ad aprile, e poi si vedrà.
Detto questo si conclude qui il mio parlare ad alta voce di cose che non hanno valore.

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12 commenti
  1. Misiu permalink

    e comma 22?

  2. anonimo permalink

    se fuori dal giro vuol dire che non scrivo più su splinder si, mi sono rotta un bel po’ di tempo fa di scrivere di me e se anche ogni tanto mi viene il pensiero di dargli una veste nuova non lo faccio

    ienetta

  3. revel permalink

    Niente da dire, mi pare abbastanza intelligente il tuo discorso.

    Solo una cosa forse. Che è: forse eravamo dei ragazzini quando abbiamo cominciato, e lo siamo ancora. Ma io in qualcosa da fare insieme ci credo ancora. Magari tra qualche anno, quando il mondo ci avrà stancato davvero.

    Attenderò i tuoi post costruiti. ;)

  4. revel permalink

    http://revel[..] Ci pensavo ieri, e da qualche giorno in realtà, che la città di cartapesta mi ha stancato. Che far leggere a tutti quello che sono in fondo non ha un senso reale, perché quello che inserisco qui non è del tutto reale. Sono c [..]

  5. angulusridet permalink

    Io continuerò a seguirti.

  6. anonimo permalink

    Se si facesse un pò di archeologia sulla nascita del fenomeno blog, sono convinto che l’idea di base che possa avere avuto la prima persona che ha immaginato un blog , se non sbaglio Michele Bloggoni, non fosse nient’altro che un estensione delle possibilità che donava la chat per un “interazione”/comunicazone estesa fino al Monologo commentato. Il tutto sia chiaro principalmente come mi sembra scrivevi anche tu, per dei motivi legati intanto a una rappresentazione più completa e al tempo stesso immediata del proprio personaggio virtuale e poi alla creazione di gruppi, ricerca di affinità, ecc ecc… qualcuno si potrebbe chiedere dove stanno i soldi. beh quell nella pubblicità no ? o sbaglio ?
    insomma se continuiamo con percorsi a ritroso da cosa è nata la chat ? i radio-amatori che si parlavano con la radio c.b. non sono degli antenati forse più ingenui e in bianco e nero di tutto ciò ? E cosa volevano ? solo conoscere e parlare con qualcuno che nell’ambiguità di quell’anonimato di cui parli tu poteva essere il principe azzurro, o la ragazza dei sogni…

    Nella blog-sfera tutto si è sempre molto dificilmente staccato da una personalizzazione estrema, da uno schiacciamento sull’individualità che termina nelle forme più becere in diari illegibili. Per non parlare poi d come il tutto sia legato alla ricerca dei contatti, cioè se non hai dei contatti nessuno ti legge. l’evoluzione naturale dei blog è ancora di più nei myspace e nei facebook che adorano gli inglesi. Tra questi il blog è già un vecchietto diciamo…

    le cose che ti dico sono due:
    -un sito internet non è meglio ? (consiglio,suggestone)

    la seconda: Correggimi se sbaglio, ma per quanto tempo ti è piaciuta la socialità dei blog !? c’è anche questo. Insomma ci stavi bene. o no ? non ho seguito tutti tuoi passi sinceramente però insomma ti conosco. Il tuo passo è audace e profuma di novità, anche se si nasconde ancora nella ambiguità e non sò se hai chiaro in testa cosa vuoi fare, chissà che combinerai,se combinerai.il blog però è stato anche un apiccola palestra no ?

    Credo che questo è il momento giusto per un blog asociale, nel senso ahimè per l’universo dei blog questo non può arrivare che passando per il tramite della socialità. una fenomenologia dello spirito…

    rispondmi se ne hai voglia, da Parigi sprecando un ora dietro il computer. Scopriamo chi era Marco Bloggoni, chiediamoci se qualcuno lo conosceva? dove abita adesso? Facciamo uno specale !?

    Federico Poulet

  7. Nessuno75 permalink

    Ehi!
    “passavo di qui”, spero che anche tu mi perdonerali la retorica intrinseca di questo esordio, ma anche stavolta è la pura verità…
    Ripensavo al periodo in cui “ero un blogger”, e mi sei venuto in mente… visito il tuo blog e trovo questo post, in cui parli anche di me… curioso, eh?
    Condivido praticamente quasi ogni parola dell’analisi che hai fatto: devo dire che anche io ho vissuto un processo simile, ma forse a livello più inconscio, subliminale.
    Alla fine il blog così come viene definito dai più non ha senso… sarà per questo che sono finito a scrivere post nonsense su nessuno75.splinder.com, forse.
    E il Palom Bar … quello non è un blog, non lo è mai stato, e per questo sto pensando di trasferirlo da Splinder a uno spazio web tutto suo.
    Anche perché Splinder è una fogna.
    Poi resta un po’ di nostalgia, nel constatare che “sembra un secolo”, che sono cambiate tante cose, che la vita e le vicissitudini e tutto il resto.
    Ma chissenefrega, si va avanti, giusto?
    In bocca al lupo, volso! ;)

  8. volso permalink

    Assolutament d´acord mit l´ami` francoise.

    Non recrimino certo sul passato, ma sento che e´ decisamente il momento di cambiare. Poi l`esperienza diretta insegna molto e il tempo disegna i limiti dell`esperienza stessa. Quello che penso e` che bisogna andare oltre. Un sito, beh, devo dire anche solo tecnicamente mi spaventa.
    Perö e´ una proposta,ed e` interessante, appena avrö il tempo di sistemare un pö di cose tedesche qui…come la connessione internet in casa…

    Ora appena posso voglio risponderti più dettagliatamente (intanto ho messo pubblico il tuo commento, magari qualcuno volesse intervenire)

    Un saluto veloce a Nessuno. Crepi, il lupo, e buona fortuna anche a te.

    Grazie ai pochi altri.

  9. volso permalink

    Prima cosa grazie per il commento, perchè mi hai preso molto sul serio nella discussione, cosa che non fa quasi mai nessuno.
    A parte questo…andiamo oltre. Certamente è stato bello socializzare su internet e non sto dicendo che è stato tutto sbagliato. Ma in partenza comunque non è mai stata questa l’intenzione, mica ho aperto un blog per “costruire” “nuovi gruppi sociali”. Il fatto che perfortuna ho conosciuto persone interessanti in un certo senso è stato però forse il danno collaterale peggiore. Perchè mi ha distratto proprio dagli obiettivi iniziali. Ora non per esagerare, ma se non avessi fatto amicizia a questo post sarei arrivato molto prima. O non ne avrei avuto bisogno. Insomma, la “socialità” è bella, ho apprezzato tantissimo e apprezzo tantissimo le persone, gli individui, ma a guardare le cose complessivamente…sono stati il cavallo di troia che hanno fottuto un progetto iniziale, che magari era campato in aria, ma che volevo altro. Non intrattinemento (parole che intendo molto, che racchiude diciamo “il mordersi la coda”, la nullità di un blog, nel senso che c’è o meno, cosa cambia? Cosa alimenta? Per divertirsi, per passare il tempo, non è comunque meglio uscire in pub per una birra?)

    Tra l’altro sicuramente ogni comunicazione sembra (sembra) tendere a questo, dal baracchino al giornale stampato. Ad un compromesso al ribasso, rispetto a quello che magari una persona può aspirare. In ogni comunicazione ci si viene incontro. Forse per questo le persone comprano sempre lo stesso giornale, perchè in fin dei conti rientra in un rapporto ben preciso che si stabilisce.
    Ma nonostante questo penso che ognuno se vuole può sfuttare il blog, il mezzo in se, in maniera diversa (ma ogni comunicazione di base può tentare di trascendere). Ma bisogna rifletterci e sinceramente mi sento appena all’inizio, nonostante sono anni che scrivo qui. Ad un certo punto bisogna saper distinguere tra quello che ha un’unitilità oppure no. Tra quello che è stimolante, e non a farsi le seghe, e quello che magari ci da una svegliata. Darsi una “svegliata” lo so che già tira in ballo questioni come “per cosa ne vale la pena?”, “svegliarsi per cosa?”. Non è semplice. Uscire da un circolo vizioso, quello della “normalità”, che tanto normale non mi sembra. Ma veramente bisogna adattarsi? Davvero le cose sono sempre andate così? Io non lo so se è come dici tu, in fondo, per esempio per i baracchini. Siamo sicuri fosse una versione in bianco e nero della merda che gira su internet?
    Prima di tutto, i soldi. Avere un baracchino era una spesa e basta, senza introiti, una passione. Tra l’altro molte persone se lo costruivano da se. Un lavoro tecnico prima di raggiungere un risultato, una soddisfazione. Senza ricavati. Il contenuto poi di una conversazione era quasi un dettaglio, per certi aspetti. Un messaggio nella bottiglia nell’etere. Ora tu ti colleghi, due click, e apri un blog. Zero fatica, zero stimolo. Dici qualcosa, a caso. Nello stesso istante milioni di persone, alla stessa maniera, senza il minimo sforzo stanno facendo la stessa cosa.
    Il baracchino era in un contesto poi in cui la comunicazione a distanza era ancora qualcosa di sensazionale, per certi aspetti, affascinante. Come la radio o come per certi aspetti anche la televisione. Ora, non per passare da generazione x, quelli che a 12 anni si devono fare di cocaina perchè niente li stupisce, ma cosa c’è di stimolante-affascinante nel comunicare tra blog? Questo solo per sottolineare come secondo me sia diverso fare un parallelo con tecnologie diverse.

    Ora, da sempre ho cercato di evitare certi “appiattimenti”, come hai detto benissimo tu nel descrivere l’universo blog. Ma in ogni caso mi è sembrato di tendere sempre di più, lentamente, verso il centro del vortice. Sempre meno cosciente del mezzo e del contesto. Quasi se si creassero gesti automatici di creatività. Se si può azzardare una definizione tanto sciocca.
    Per questo credo che ad un certo punto, dopo tanti anni, è giusto prendere una “decisione”. Sembra buffo, perchè sembra quasi che è il “personaggio” doppione virtuale ad averne bisogno. Ma non è così ovvio. Per esperienza, mi rendo conto che il mio blog troppo spesso è puro intrattimento, ci perdo tempo io a stronzeggiare dicendo 4 cazzate, e ci perde tempo chi le legge. Dico, ma quanto cazzeggio di deve essere in questa vita? Affoghiamo nelle stronzate!).
    Potrei sintetizzare con un semplice dare aria nuova, ovvio. Potevamo tutti risparmiarci tutto questo. Ma a costo di sembrare retorico, ancora una volta, come punto di partenza penso che la parte più importante sia sempre la strada e non l’arrivo. Per questo ho pensato di spiegare il motivo di questa voglia, di spiegare tutte le conclusioni a cui sono giunto. Troppo facile ripetersi dell’inutilità del 99% dei blog, a cominciare dalla struttura, per finire con i contenuti. Lo sanno tutti ormai, bene o male. Anzi, forse si è sempre saputo.
    Ora sono stanco di scrivere e devo andare all’ufficio immigrazione (scommetto a Parigi non vi costringono a queste cose). Aspetto una tua ennessima risposta per continuare il nostro dibattito.

  10. anonimo permalink

    ma…..di che si parla?

    bender

  11. angulusridet permalink

    A me l’idea dei commenti in moderazione non piace, o meglio non mi piace che poi non siano visibili. E’ come se chiudessi la porta in faccia o sminuissi quello che glia ltri dicono.
    A mio, modestisssimo parere.

  12. anonimo permalink

    beh non sò cosa ti aspetti dalla mia “ennesima” risposta, mi sembra di avere esaurito gli argomenti. Quello che c’era da dire si è detto e ora ci si può ripetere. Se ti ho preso sul serio è solo perchè dopo tanto tempo, hai tracciato una descrizione abbastanza lucida di uno dei tanti microcosmi di internet: quello dei blog.
    Il percorso che tentavo io era un pò quello li: da cosa nasce cosa, da cosa si deteriora cosa… ma non mi interessa nella maniera più assoluta la storia dei baracchini, semplicemente nei baracchini, o ricetrasmittenti, o ancora radio cb si poteva già intravedere qualcosa di tutto questo ? forse ? sinceramente non ho la conoscenza per dirlo. Da come mi posso immaginare una radio-amatrice degli anni 80, secondo me non cambia molto da una chatter del 2000; ma a volte abbiamo la tendenza a spalmare la notra epoca su tutte le altre, e a immaginare che tutto fosse o sarà lo stesso. voglo dire è probabile che siano due cose ( la radio cb-e la chat) completamente differenti, se non altro perchè se entrambi sono due mezzi di quello strano ibrido tra comunicazone e intrattenimento, la prima è molto meno indiretta che la seconda.
    internet ad ogni modo è molto prepotente.
    me ne sono accorto da come è rientrato nella mia vita dopo tutti questi mesi in cui non l’avevo a casa. Comincierò a somministrarmelo col contagoccie per un uso utlitaristico. E anche perchè la chat, ora che ho trovato la spontaneità, me la faccio al bar con uno sconosciuto/a ! scappo ! ah un lnk per chi è interessato e magar abita vicino frascati :

    http://www.arifrascati.it/chisonoiradioamatori.htm

    ecco la definizione di radio-amatore data dall’associazione radioamatori italiani, in particolare dalla sezione distaccata di frascati. Nessuno ha mai sognato di mettersi una radio cb in macchina per paralare con i camionisti ? sapete che cos’è ? vi interessa non ve ne frega un cazzo? ad ogni modo sembra una cosa molto più seria di quanto avrei imaginato.
    salut! fed.

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