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2 aprile 2010

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Ormai affronto ogni quotidiano nazionale con un senso misto a rassegnazione o malcelata presunzione. Si può capire tutto già dal titolo, con l’occhiello si arriva a cogliere il taglio personale. Che c’è da aggiungere? Però, visto che sono un po’ in ferie (da quanto ho capito è Pasqua fino a metà aprile, a Napoli), ho pensato di dedicarmi ad una breve ed esauriente rassegna stampa del giorno. Basta un titolo e un estratto. Tutto da corriere.it, il sito del giornale (non sportivo) più letto d’Italia. Titolo:

Il serial killer Usa e le foto di 100 vittime


Sono andato a cliccare subito. Sono morboso? Forse, ma un killer che fa 100 vittime in un paese "occidentale", non può lasciare indifferenti. E’ una storia micidiale. Il tempo scorre, le culture cambiano, bisogna stare al passo. Questo omicida sarebbe il corrispettivo di un nuovo Omero (infatti si vanta di essere “intelligentissimo”. O magari sono solo un cretino, che si fa fregare dall’automatismo che scatta tra la lettura di un titolo e il click del mouse.  Infatti. Subito delusione, questi titoli fatti a cazzo di cane.

Cambia la pagina dell’articolo: "Il serial killer americano e le foto di quelle oltre cento potenziali vittime". Sottotitolo: "RODNEY ALCALA È STATO CONDANNATO A MORTE PER AVER COMMESSO DI SICURO ALMENO 5 OMICIDI".


Mah. Sono perplesso. Io mi aspettavo qualcosa di meglio. A sto punto mi andavo a rileggere qualcosa sul mostro di Firenze no? Non avevo bisogno della cronaca nera internazionale.

Vabbè. Andiamo avanti. Articolo striminzito, diciamo un resoconto appena appena sufficiente, un classico 2500 battute (sono infatti, 2500 battute), ad uso del lettore svogliato che perde tempo durante l’orario di lavoro in un ufficio pubblico, o uno studente italiano in erasmus. Piccolo estratto:


Raccontano che abbia studiato recitazione sotto la guida di Roman Polanski (ma il particolare è dubbio) e fa il fotografo, professione ideale per la sua missione di morte. I file della polizia sul suo conto registrano il primo caso serio nel ’68, quando Rodney violenta una bambina. Inseguito dalla Legge, cambia nome e diventa insegnante in un centro artistico riservato ai minori. È qui che lo scoverà, 3 anni dopo, un poliziotto pivellino di Los Angeles.


Che dire? Chapeau. In 4 righe tutto il mestiere di un giornalista. Vediamo un po’ le informazioni che ne ricaviamo. Prima di tutto che in America, se commettete un omicidio, è facile che diventerete amici di primo letto con Polanski (e qualcuno, idiota come me, sa anche il motivo). Ma sopratutto che fare il fotografo è un ottimo punto di partenza per diventare serial killer (chissà perché non il meccanico o l’autista di bus).

Secondo, che in America se siete pedofili e stupratori, non condannano all’ergastolo come invece tutti si immaginano. Ah, la giustizia americana! Quella che vorrei “io”! (e con “io” intendo ipotetico Bossi-Berlusconi, ma solo in chiave di propaganda, perché in America sarebbero entrambi messi a cuccia da un sistema che tollera tutto tranne il vilipendio alla bandiera e gli evasori fiscali).

Terzo, che non solo i preti si inseriscono in luoghi per  “minori” (e questo potrebbe essere falso e tendenzioso).

Quarto, incredibile ma vero, sarà un pivellino a beccare questo killer. Tra l’altro, la storia del pivello inizia e finisce qui. Questa frase emblematica mi ha lasciato perplesso. Ho pensato, perché? Perché? Forse intendeva…pisellino? Un refuso? Ci ho riflettuto bene. No, dai, il figlio di Braccio di Ferro che arresta un serial killer. Pisellino, proprio lui? Impossibile. Allora perché marcare questo “pivellino”? Mah. Misteri del giornalismo italiano.

Per chiudere, prendiamo in esame una cosetta da nulla. Primo articolo di Repubblica.it, primo titolo, cubitale: COTA: “NON ANDRÒ MAI CONTRO LEGGE”. Su Corriere.it “RISPETTO LA LEGGE”. Poi modificato in rispetto PER la legge. Chissà quale sarà la versione finale. In ogni caso, siamo davvero contenti che un Presidente della Regione rispetterà la legge. Dico, ti pare poco?

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