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20 aprile 2010
Un incubo ricorrente è sempre stato, dal liceo in poi, non aver passato la maturità. Cioè, ancora oggi ogni tanto mi sveglio preoccupatissimo perché sono mancato per 3-4 settimane in classe (sarebbe da dire, ormai, che è quasi una decina di anni che manco). Una volta il mio inconscio è riuscito in un carpiato notevole. Non solo io, ma l’intera classe era stata chiamata a ripetere l’ultimo anno. Mal comune mezzo gaudio. La cosa peggiore è che il sogno proseguiva ad una velocità spaventosa e io dopo qualche minuto ero già indietro su tutto il programma di latino e matematica. E nel sogno già mi facevo i calcoli: mancano 2 mesi alla maturità, e che ci vuole a recuperare tutta la grammatica che non hai mai studiato? Meglio buttarsi su matematica. Allora provavo a mettermi a fare qualche esercizio, senza scrivere ovvio (perché nei sogni è impossibile prendere appunti), osservando la lavagna. Ecco, si, i numeri mi davano una grande tranquillità. I numeri, prima o poi, tornano in qualche maniera. E se non tornano, non c’è niente di male. Invece le parole no, quelle sono tutto un altro discorso.
Ecco, oggi sono andato a ritirare il diploma al mio vecchio liceo e un signore simpatico, un impiegato, mi ha sorriso tutto tranquillo: "Qui non c’è". Mi è preso un colpo, per un millesimo di secondo ho pensato: "Lo sapevo, merda, lo sapevo che questo è il sogno, non l’altro! Che cazzo! E io che sto a scrivere una tesi su Singer! Ma che ci faccio?". Già mi stavo ricapitolando il discorsetto seconda guerra mondiale –  marx – comunismo- energia nucleare – e poi non so, effetto serra, che fa sempre comodo.
Poi il bravo signore ha aperto un librone enorme in cui c’era l’elenco di tutti i miei compagni di classe. Ognuno, diligentemente, all’epoca ha firmato quel registro enorme e si è portato a casa il suo bravo diploma. Affianco al mio nome invece un vuoto. E’ stato mandato in provveditorato, a piazza vittorio a Roma. Poi la spiegazione: < E’ la prassi quando uno non lo ritira, se ti fanno qualche problema tu chiama pure qui e gli mandiamo tutto quello che vogliono, non so, dati o conferme, ma comunque il diploma ce l’hanno loro >. Mi scappa quasi una bestemmia. Poi penso alla dolcezza di tutte quelle parole a caso dell’impiegato , che si è sprecato per quasi venti secondi. Sono commosso, ma soprattutto ancora confuso, a tratti, su questi cambi di campo, tra realtà e sogno.
Ah, dimenticavo. Giorgio, manco tu hai ritirato il diploma.
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