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Si dice nuculare

27 ottobre 2010

Non riesco a combinare nulla. Cerco di riordinare fatti, oggetti, impegni e ogni volta mi si ripresenta una caduta, verso vortici infiniti di questioni, interrogativi. Persone che non riesco ad interpretare. Non so come adattarmi.
Esco di casa, sapendo di essere trenta minuti in ritardo. Il pc non so per quale motivo si rifiuta di selezionare alcuni file, badate bene, solo alcuni e io perdo il controllo. È il tipico errore che mi fa uscire di testa, di cui non comprendo l’origine. E sono abbastanza certo: nessun informatico saprebbe darmi una soluzione accettabile, al mio intelletto. È un punto morto tra me e il mondo dell’hardware. Re-installo tutti i driver, della tastiera e del mouse (control e shift non funzionano, ma solo in quella cartella), cancello la cartella stessa decine di volte e la reinstallo. Smonto i tasti della tastiera, li pulisco, li rimonto. Nulla. Non va.
In preda ad un attacco di violenza, prendo il mazzo delle chiavi della macchina ed esco. Prima che prendo a bottigliate lo schermo del computer. Per strada mi calmo, non fumo, non voglio, ascolto dei commenti sulla prestazione della Roma nell’ultima partita, radiosport. Meno male che non sono un tifoso accanito, altrimenti sarei già morto di gastrite. Arrivo alla stazione e il treno passa, lo vedo scorrere mentre dal parcheggio cammino lungo le reti di metallo che impediscono di entrare direttamente sulla banchina del binario. L’utilità di quel limite di ferro non me lo spiegherò mai. Dunque non 30, ma 50 minuti di ritardo. L’obliteratrice non funziona e sembra volermi fare a brandelli il biglietto. Quasi ho voglia di morderla, se non fosse così gialla.
Salgo sul vagone, una tizia mi guarda male e non sa quanto rischia. Mi siedo, guardo il paesaggio al tramonto che scorre fuori il finestrino. Le antenne di radio vaticana, le colline, i cumuli di immondizia qua e là, le case in costruzione, la strada, le macchine, la pioggia che scende e si spalma lenta sul vetro, le luci che si scompongono in raggi bianchi, gialli, in lampi accecanti e leggeri, le persone che si molleggiano sotto le pensiline per non prendere freddo, ragazzi che urlano senza emettere suono, i fischi dei freni, bar, insegne, negozi, marciapiedi ingombri di cani con il loro padrone a passeggio, bidoni dell’immondizia, autobus fragorosi e vuoti, un bambino fermo alla stazione di gemelli si prende un ceffone dalla madre e piange, ma io non sento nulla, vedo solo le sue espressioni mostruose mentre il freno rallenta e si ferma.
Mi addormento in pace, per quasi 6-7 minuti.

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3 commenti
  1. anonimo permalink

    hai nuculato abbastanza direi

  2. volso permalink

    ho la grande sfortuna che i pochi che mi leggono…la maggior parte sono dei gran cazzoni, che sperano che pure io faccia parte della squadra. Magra speranza.

  3. anonimo permalink

    . . . well.. 

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