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correzioni

5 novembre 2012

Chi ha purtroppo il vizietto di scrivere (anche solo ogni tanto) deve affrontare prima o poi questo problema capitale.
Le correzioni.
Anzi, ad essere precisi, è un problema di ordine generale, ma preferisco girarci intorno parlando dello scrivere.
Perché? Perché le correzioni su un testo sono più evidenti, penna rossa e blu, anche gli scrittori più sciolti, fatti di benzedrina, hanno subito questo trattamento.
Io per esempio scrivo e l’80% delle volte nemmeno rileggo. Ma se comincio cado in un turbine senza fine.
Chi capirà? A chi sto ammiccando esattamente? Il “destinatario”?
Sostanzialmente ci confrontiamo con un altro aspetto della comunicazione in essere.
Le correzioni sono solo il pallido riflesso di un altro problema.
Detto in maniera molto spicciola, la domanda è: Noi pensiamo (e poi dunque parliamo, scriviamo, disegniamo etc.) perché è una funzione biologica (come respirare e cagare) o perché ci dobbiamo relazionare agli altri?
Qualcuno potrebbe opporre un’altra considerazione, che biologicamente vivere è relazionarsi.
Molto bello, una scappatoia romantica, noiosa.

Questa è una domanda banalissima, dalle conseguenze mortifere, se consideriamo che dalla comunicazione nascono le relazioni, i rapporti interpersonali.
Quello che compone la realtà, la nostra esistenza.

Fermiamoci qua, fermiamo il brivido gelido che percorre la spina dorsale.

La risposta è contestualmente ovvia, nonostante viviamo in un’epoca di iperindividualismo non possiamo far a meno di riconoscere che se non sei connesso, non esisti.
Una vera scelta è talmente pesante da affrontare che il più delle volte gli individui scansano questi dubbi amletici.
Si prende per certo che il nostro valore è legato esclusivamente alla rete che ci avvolge ad altri esseri umani, più o meno pensanti. E tanto basta.
Anche qui mi fermo, rischio di scivolare su lunghe filippiche che non fregano a nessuno.

Anzi, a dirla tutta, il quesito si risolve in maniera ancora più precisa e tranchant.
Ma tu, che diavolo di domande ti fai?
Trovati un lavoro e non rompere i coglioni.

A dispetto di questo, io rispondo che è il momento di stappare una birra e dare picche ad ogni conversazione.

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From → Roma

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