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nessun posto

2 dicembre 2012

Al di là della strada, sorvolando piazzale del Verano, il cimitero, le periferie, la tangenziale, oltre la città.
Le case costruite e sparpagliate sulle montagne, i presupposti castelli annessi, inutilmente fortificati. Le nuvole, che chiudono in uno strano circolo alcune creste, formano un lago nel cielo, di vapore e sbuffi. Il tempo di qualche minuto.

E’ terso, come può esserlo solo alle sei del mattino di domenica.
Chi è fortunato, dopo una notte di pioggia, si crogiola sotto un piumone con un altro essere compiacente. Altri preferiscono abbracciare la tazza del cesso, affidabilità di ceramica. In ogni caso tutti presi a rimettere il proprio drago interiore al dio fogna.
Rimasugli di sabato sera.
Io che alla fortuna non credo, mi fermo ad un bar per un cappuccino. Sfoglio il giornale, il barista passa una pezza sul bancone, ci ignoriamo cortesemente. Siamo soli, sereni e tesi, due fasci di nervi separati da anni luce di rabbia.
Gioco e soffio sulla schiuma, la mia spina dorsale come un elettrodotto.

Scorrono i titoli mentre passo in rassegna tutte le parole stupide dette in una notte, passo in rassegna la futilità, le bugie, le reticenze, la merda fino all’orlo del pozzo nero. L’autunno ti prende sempre alle spalle quando meno te lo aspetti.
Avrei la forza per il disgusto, non mi manca mai, ma con un cielo così limpido, sarebbe un peccato.

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From → Roma

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