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nessuna terapia, nessuna nostalgia

8 dicembre 2012

Sabato sera, ho preso l’anticipo ieri, quindi oggi sono rimasto sul divano a rilassare la schiena.
Rigidità ancestrale, la sento vertebra per vertebra, una guerra persa che combatto ogni tanto, per svago.

Leggo, per accompagnare la terza tazza di the.
Leggo, per aumentare la distanza con il mondo, già notevole.
Uno piccolo sfregio di stampo politico, che rispecchia l’immediata natura di un’esistenza. Di conseguenza il giusto angolo per leggere un grande maestro di vita e di letteratura.
Pagina 278, Empty Phantoms:

<Like Cèline, like Dostoyevsky in old age, like Pound in some respect, like any Tolstoy anywehere, he had an odd cranky appreciation for right-wing archetypes that most left-wing writers are not subtle enough to appreciate>.

Siete interiormente, lo sentite per nascita e formazione, di “sinistra”? Buffo dirlo, allora siete condannati.
Lo so, fa male ed è fastidioso metterla così, parlare di politica e letteratura in un frullato velenoso. Ma non sono stato io a decidere i format omogenizzati culturali con cui si cresce su questo pianeta televisivo.
E’ una sentenza senza possibilità di appello. Lo lascia intendere una persona, un poeta, decisamente liberal, decisamente oltre il “left”, non un critico letterario che tira acqua al suo mulino.

E così scopriamo che uno dei più grandi scrittori del dopoguerra, uno scrittore “minore” nella storia e sempre mal compreso, rimane per dei lettori che difficilmente verranno sfiorati interiormente dalla sua narrazione.
Tutto un problema di etichette, viene messo negli scaffali sbagliati in libreria, viene propinato ad un target inadatto. Solitamente giovani confusi e scapestrati, oppure fintamente sognanti.

Quando ci rifletto, nei rari momenti di lucidità perfetta,  visualizzo meglio lo scorrere della mia vita e quella degli altri.

Noi passiamo veramente la maggior parte del nostro tempo a baloccarci, davvero, con ogni aspetto del mondo.
Il cinismo ci viene in aiuto, per spingerlo a pedate sotto terra, l’eventuale istinto nobile di ribellione interiore.
Non sopportiamo umanamente i corsi lineari, ce li imponiamo e poi li tolleriamo.

Di fronte una delle più terribili mistificazioni letterarie, che si è incancrenita con il tempo, verrebbe da piangere amaro, se non fosse che soffrire di nostalgia è qualcosa che mi nego, di principio. Sarebbe inutile, non esiste terapia a riguardo.

Egli morì che aveva un braccio rotto, un’ernia addominale (che rifiutò fino all’ultimo di far operare), il fegato andato, per emorragia.

Mai fine più adatta, l’occidente non perdona.

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From → Roma

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