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delle fragoline

12 maggio 2013

Ogni tanto salta un cluster della memoria.
Parlo della mia, di sezioni del cervello che sembrano andare in tilt. Ed ecco che credevo di essere arrivato tipo alla 14esima puntata dell’ultima serie di Battlestar Galactica, un telefilm cominciato molto tempo fa e poi misteriosamente sospeso. Non sono più andato avanti, un po’ come fermarsi a due metri dal nastro dopo aver corso un’intera maratona.
Il mio sabato sera è stato organizzato in maniera tanto eccitante che non ho trovato di meglio che mettere in fila quello non visto finora, per scoprire appunto che della quarta stagione avevo visto appena 5 episodi. Su 20 e passa.
4 ore buone e sono arrivato a metà stagione, quando sembra già risolta ogni cosa (tranne dettagli importantissimi).
Mentre in giro il mondo esce, si ubriaca, scopa, io mi gusto una scazzottata tra il colonnello Tigh e l’ammiraglio Adama.
Due vecchietti che se le danno di santa ragione, prima di tornare a bere whisky da bravi militari.
Il finale (in realtà sono sempre a metà stagione, e mi illudo di aver “finito”) mi ha ricordato molto il pianeta delle Scimmie.
Il che è gustoso.

Fatto questo, si sono fatte le 6.30. Dunque sono uscito a cercare un bar per un cappuccino.
Cielo plumbeo, aria fresca, vivendo in un quartiere molto à la page, sono uscito in costume da mare e felpa.
Per strada qualche anziano (tutti uomini) a portare il cane a spasso. I piccioni pascolano in mezzo alla strada, senza timore.
Tutti i bar sono ovviamente sprangati, mi faccio un buon chilometro prima di incontrare il primo aperto sulla prenestina.
La signora che lo gestione è fantastica. Sorride. Domenica mattina, alle 6.30. Un bar dove con quello che ordini, servono senza chiedere il bicchiere d’acqua d’ordinanza. Come fosse napoli, anche se mica è vero che in tutti i bar di napoli lo fanno e soprattutto, a napoli, non si sorride. Si ghigna e ci si sberleffa del mondo, che il caffè non lo sa fare.

<Arrivederci e buona giornata!> Esclama la signora, quando pago e sto per uscire
<Anche a lei, buon lavoro> Rispondo, sorridendo

E’ la sceneggiatura di un film felice.
Torno a casa, fumando una sigaretta rollata in carta vera (non le ocb o le rizla, ma cartine bianche, da quotidiano, che sono buone solo se le riempi per bene, altrimenti sa tutto di carta igienica).
Nel piccolo angolo di giardino del palazzo noto che sono nate le prime fragoline.
Sì, qualche genio ha piantato le fragole nel giardino di una palazzina qui a prenestino.
Entro a casa e penso, lo devo scrivere.
Delle fragoline.

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From → Roma

2 commenti
  1. Cam Ramsay permalink

    Hai un modo particolare di descrivere giornate ordinarie, come se fossero stralci di racconti presi da una raccolta di storie metropolitane. Mi piace.
    E comunque è vero, a Napoli non si sorride mai. Al massimo si ghigna e ci si sberleffa del mondo, o anche di chi ci sta intorno. E non solo per il caffè.

    • volso permalink

      A volte non solo scrivere, ma vivere sembra lo stralcio di qualcos’altro.
      Napoli a tratti sembra una città che ha vissuto troppo, si è abboffata di sofferenze e gioie voluttuose.
      E’ una città che adoro, il ghigno è un tic nervoso.
      Ti ringrazio per l’apprezzamento

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