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una formalità

22 luglio 2013

<Mi comunichi una sensazione di calma, serenità, con il solo sguardo>

Mi guarda, con i suoi occhi un po’ troppo grandi, in quel visino smunto.
Dentro di me rifletto, ma è così importante la tranquillità?
Poi penso, ma sì, intende professionalmente, certo. Forse.

<In che senso?>

<Ad esempio, anche i tuoi abbracci, fanno quasi paura>

Sorrido, risultato faccia da ebete assicurato. Non ricordo quando ho abbracciato e chi.
Sterzo sulla conversazione.

<Come va con il tipo inglese?>

<Ieri ha preferito guardarsi un film e poi si è addormentato>

<E’ un’altra cultura, hanno tempi diversi>

<Ma come gli viene in mente. Ti sembra normale?>

<Ho visto di peggio>

Lo dico con un tono leggermente melodrammatico. Della serie, non farmi parlare. Lei raccoglie e sadica rilancia.

<E cosa vuol dire secondo te?>

<Mah non so>

<Una persona che fa così, che vuole?>

<Non credo sia un segnale di nulla, sarà un atteggiamento casuale>

<Ma come è possibile?>

<Dai, non crederai che sia veramente speciale, questo qui, no?>

Mi rendo conto di essermi espresso crudelmente, ma è troppo tardi. Lei sgrana gli occhi e mi  fissa intensamente.

<No, non lo penso>

<Intendo dire, quasi tutti ripongono negli altri qualità  uniche, ma che in realtà condividiamo con 8 miliardi di persone>

Ho peggiorato la situazione. Mi fermo, rifletto qualche secondo, non ho voglia di dare lezioni di pessimismo cosmico, vero?
Mi riprendo.

<Anche un semplice atteggiamento, da persona disattenta, è un fatto comune. Forse non lo fa per scansarti, può capitare di sembrare indifferenti senza esserlo>

<Quindi?>

<Quindi puoi pensare che stia cercando alibi oppure semplicemente è un po’ rincoglionito>

<Certo. E secondo te?>

<Tutti cercano sempre alibi e giustificazioni, per fare poi quello che gli viene più naturale senza pensarci troppo. Tipo dimenticare, cambiare partner, guardare un film>

Agito la lattina di birra per capire quanto ne è rimasta. Lei ora fuma, accanita, sigarette sottili, quelle un po’ da troia.
Vuole sapere e allora ok.

<Comunque, mi sembra rincoglionito>

Si mette a ridere. E’ cotta, lo desidera e aspetta che si presenti dietro l’angolo, per portarselo in camera.
Io finisco la birra e mi accendo una sigaretta.
Pall Mall, quelle che tutti dicono “che schifo” e poi fumano Marlboro light.
Blah.

Lei è assorta, smaniosa, mentre io sono all’angolo.
Cado, penso alle sue giustificazioni, spiegazioni, allusioni, chiacchiere su chiacchiere e zero sentimenti.
Letteratura borghese da ripasso.
Passa un branco di gabbiani d’acchiappo e scarica un barile di merda ad un paio di metri.

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