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Un pezzetto di mare

26 maggio 2015

Lei mi deve credere, è stato un onore pagarle l’affitto, ogni mese, per 12 mesi.
Onorato di essere stato suo inquilino, che fortuna avere dei padroni gentili, avere a che fare con persone così per bene.
Prima pagare, ringraziare. Poi sputare.

Entro, svuoto le tasche, lancio il budge, apro la finestra, accendo una sigaretta e fuori il solito tempo, l’aria è biancolatte, sembra densa, aspetta che qualcuno l’attraversi, dal quinto piano. Il vento, sbatte il profilo degli alberi, piega le forme e le nuvole si alleggeriscono, corrono sempre più veloci. Verso est, osservo uno spicchio di cielo disponibile, vanno verso est, verso il nulla. La sete spinge, sale un sapore particolare e si deposita alla base della lingua, come in una pozza acida, irritante. Un sapore leggermente amaragnolo, sapore inquinato e malato. Da qualche parte lui sta lì che legge messaggi inconcludenti, se fosse stata veramente matta, folle, nessuno avrebbe osato mettere bocca. Ma l’inconcludenza è il peggior peccato, nel mondo degli adulti.
ll mondo degli adulti, prima ringraziare, poi sputare.

Questo sapore non mi lascia, provo a sciacquarlo con un bicchiere di vino ma nulla, persiste, persistente, sembra propagarsi sul molle tessuto orale, dalla lingua, fino al palato. Dove vuole arrivare? Naso, alle mucose, un’invasione pungente, fino a riempire le narici di esalazioni aliene.

<Ei, posso entrare?>

<Sì sì, entra pure>

<Come stai?>

<Tutto ok, tu?>

<Bene, bene, senti ma quando facciamo la spesa?>

Non lo so, non lo so proprio quando faremo la spesa. Tento di tradurre in un qualche linguaggio questo messaggio, i miei occhi sfuggono il contatto, le mani in tasca, borbotto una serie di parole che si ammassano insieme, domani, non so, piove, quando vuoi. Esitazione e mi perdo di nuovo, l’enigma irrisolto, l’enigma quotidiano, imbarazzante, svergognata.
Perché quando sei a casa, perché quando rientri, chiudi sempre dietro di te la porta d’ingresso, a doppia mandata? Perché? Quale paura, cosa proteggi, cosa nascondi, cosa nascondiamo?
Appena esce riaccendo un’altra sigaretta mentre tutto si oscura di colpo, nel paese dove il sole non splende mai, se non per i turisti. La lampada da scrivania diventa all’improvviso fondamentale, il riferimento, insufficiente, opaco, perso.
Cupe vampe, livide, al di là del cortile interno, chiudono ogni angolo di cielo, chiudono la camera, chiusa in una casa a doppia mandata.

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From → Roma

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